lconti

HOWARD BROWNE

In books, Dominic Devine, Howard Browne on giugno 2, 2008 at 20:11

Certi libri, è noto, stanno lì ad aspettare proprio te. È successo molte volte, e succederà ancora, che senza ragione apparente ti cada l’occhio, in libreria o in edicola, su di un volume invece che su di un altro; e che poi questo libro si riveli proprio quello che avresti voluto leggere da molto tempo o che, per sua causa, si inneschino una serie di coincidenze tali da farti domandare: «Era lì per me?»

Qualche estate fa, in una di quelle malinconiche «mostre del libro» che sembrano spuntare come dal nulla nelle località di villeggiatura e che sono rimaste, ormai, l’ultimo baluardo dei remainders, mi era capitato di acquistare, più per abitudine che per reale necessità, una di quelle confezioni incellofanate che offrivano due Gialli Mondadori al prezzo di uno. Possedevo già entrambi i volumi, ma erano a Firenze, mentre lì, al mare, ero rimasto senza niente da leggere. Quindi..

Nella confezione c’erano Alma nel labirinto, notevole giallo scozzese di uno dei miei scrittori preferiti, Dominic Devine, e Controfigura per un rapimento di un semi-dimenticato Howard Browne. Vi potete immaginare com’è andata a finire. Il romanzo di Devine, libro che peraltro conoscevo bene, rimase sullo scaffale ad attendere la rilettura – sarà per una delle prossime estati, magari. Il libro di Browne lo divorai invece in un pomeriggio (piovoso, per la verità), con tanto gusto da domandarmi, poi, quanti altri bei romanzi siano ancora sepolti, nella difficile se non vana attesa di una ristampa, nelle vecchie annate del Giallo Mondadori; e, soprattutto, da spingermi a cercare qualche notizia sull’autore, del quale non sapevo assolutamente nulla.

Un’ora scarsa di navigazione in rete mi dette tutte le risposte che cercavo, e anche molto di più. E un primo indizio della qualità dell’autore me lo fornì la scoperta che la sua ultima casa editrice – la Dennis MacMillan – è la stessa che ha pubblicato molte cose di James Crumley e di Charles Willeford.

Howard Browne (Omaha, Nebraska, 15 aprile 1907 – San Diego, California, 28 ottobre 1999) è stato – malgrado sia completamente sconosciuto in Italia – uno dei personaggi chiave nella storia dell’hard boiled e della fantascienza, sotto il suo vero nome ma anche con lo pseudonimo di John Evans. Con tale firma, infatti, Browne ha scritto tra il 1946 e il 1949 quattro romanzi nei quali appare il detective privato Paul Pine, considerato dalla critica uno dei più brillanti emuli di Philip Marlowe. Browne e Chandler vantavano una solida amicizia, nata negli anni in cui Browne era direttore di Amazing Stories, una delle più popolari riviste pulp di fantascienza del’epoca, pubblicata da un autentico colosso del settore quale la Ziff-Davis; e il nome «John Evans» appartiene ad una delle primissime incarnazioni di Philip Marlowe, come si può verificare nel racconto di Chandler No Crime in the Mountains.

Browne, figlio illegittimo di una maestra di scuola diciassettenne e di un medico itinerante, era stato adottato dalla famiglia di un fornaio, scomparso quando Howard aveva poco più di dodici anni. Il giovane Browne trascorse qualche anno in riformatorio, fin quando sua madre adottiva potè dimostrare di poterlo mantenere; all’interno dell’istituzione, comunque, aveva già scoperto il suo interesse per la scrittura, e a quindici anni decise infine di abbandonare gli studi per trovare lavoro a Chicago. Nella migliore tradizione degli scrittori americani, collezionò i più disparati impieghi in acciaierie, sanatori, magazzini di uova, come commesso viaggiatore, eccetera: tutto questo fino alla Grande Depressione del 1929, quando il gangsterismo iniziò ad espandere la sua influenza sulla città, soprattutto grazie al bootlegging, la fabbricazione e vendita illegale di liquori.

La crisi economica permise a Browne di trovare con relativa facilità numerosi lavori in un campo in evidente espansione come quello del recupero crediti, fin quando (era il 1937) la lettura di un racconto sul Chicago Daily News gli fece balenare l’idea che, certo, anche lui poteva diventare uno scrittore. E perché no? Detto, fatto. Un racconto di mille parole, scritto in men che non si dica e inviato al giornale, aprì a Browne le porte del mondo delle riviste pulp.

Quel che segue è il resoconto di una brillantissima carriera. Un primo romanzo, Warriors of the Dawn (1942), con Tarzan, il personaggio di Edgar Rice Burroughs, come protagonista; la già citata serie gialla di Paul Pine, che comprende Halo in Blood (1946), Halo for Satan (1948), Halo in Brass (1949), più The Taste of Ashes (1957) scritto come Howard Browne; If You Have Tears (1947), un thriller psicologico alla James M. Cain; ed infine Thin Air (1953), ovvero il Giallo Mondadori 913: Controfigura per un rapimento.

Dal 1957 tutto cambia. La grande industria televisiva offre a Browne un ricchissimo contratto come sceneggiatore, e il nostro si trasferisce a Hollywood, dove sforna oltre 120 sceneggiature di serie come 77 Sunset Strip, Maverick, Mannix, Cheyenne, Missione Impossibile, Il Fuggitivo, Colombo, Simon e Simon. I ricordi della sua gioventù chicagoana gli consentono, inoltre, di lavorare alle sceneggiature di molti film di argomento gangsteristico, tra cui Il massacro del giorno di San Valentino [Roger Corman, 1966; con Jason Robards, George Segal, Jack Nicholson, Bruce Dern].

Browne è stato anche, grazie al suo fiuto editoriale, un ottimo scopritore di talenti. A lui si devono l’esordio e l’affermazione, ad esempio, di Paul W. Fairman, autore che in seguito collaborò con Frederic Dannay e Manfred B. Lee al celebre romanzo di Ellery Queen A Study in Terror [Uno studio in nero, 1967]. Fairman, scomparso nel 1983, fu individuato da Browne mentre lavorava come portiere in un teatro di Chicago e scriveva racconti a notte fonda.

Dal 1973 al 1986 Browne ha insegnato «mystery writing» all’Università della California in San Diego, e nel 1986 ha ripreso a scrivere romanzi: nel 1988 è apparso Pork City, mentre nel 1991 Scotch on the Rocks. Nel 1997, per il novantesimo compleanno dell’autore, l’editore Dennis MacMillan ha pubblicato Incredible Ink, una raccolta (in edizione limitata) dei migliori racconti di Browne pubblicati sulle riviste pulp. Browne è scomparso, novantaduenne, a fine 1999.

E veniamo a Thin Air, il romanzo che Browne considerava la sua opera migliore e che, a cinquantacinque anni dalla sua pubblicazione, resta un piccolo capolavoro di quella strana e poco frequentata terra di nessuno nella quale lo hard boiled si mescola, senza tanti problemi, al giallo classico. Era un terreno che negli anni Quaranta e Cinquanta aveva i suoi praticanti e i suoi estimatori: basti ricordare, tra gli altri, due validissimi ma quasi dimenticati romanzi come Terror in the Town [La città non dorme, 1947] di Edward Ronns/Edward Aarons e The Guilty Are Afraid [I colpevoli hanno paura, 1957] di James Hadley Chase. In realtà l’assunto iniziale è lo stesso con il quale si sono intrattenuti per anni alcuni dei maggiori giallisti della storia, da John Dickson Carr a Ellery Queen (vedi il celeberrimo radiodramma La scomparsa di James Phillimore), da Sir Arthur Conan Doyle ad August Derleth: una persona entra in una casa, sotto gli occhi di testimoni, e svanisce into thin air…L’originalità della versione di Browne è l’aver applicato uno dei topics più rinomati del poliziesco classico a quella che si rivela ben presto essere una situazione essenzialmente hard boiled, e la sua abilità risiede nel riuscire a dare al lettore un’immagine abbastanza precisa, e non troppo consueta, del mondo della pubblicità degli anni Cinquanta.

Di passaggio, mi piace segnalare come gli anni Cinquanta siano stati, nel giallo americano, il momento della scoperta dei mass media: numerosi e significativi romanzi vantano ambientazioni che, per l’epoca, potevano essere considerate estremamente originali: valgano per tutte le locations televisive di Spin the Glass Web [La mosca e il ragno, 1952] di Max Ehrlich e Now, Will You Try for Murder? [Si muore alla TV, 1954] di Harry Olesker.

Nelle parole dello stesso Browne: «Ho dapprima pensato ad un buon inizio per Thin Air – una donna che sparisce – e poi mi sono detto, beh, il marito dovrà pur guadagnarsi da vivere… e ne ho fatto un funzionario di un’agenzia pubblicitaria, il che si è rivelato essere la chiave dell’intera storia, perché lui trasforma l’agenzia pubblicitaria in una agenzia d’investigazioni per poter rintracciare la moglie. Mi pare il miglior libro che ho scritto. Lo ha pubblicato Simon & Schuster nel 1953. Credo sia riuscito bene proprio perché si tratta di una storia umanamente realistica: niente detective privati o altri personaggi improbabili. Solo un uomo costretto ad affrontare una terribile situazione con tutte le risorse disponibili. Ritengo anche che sia l’unico mio libro ad avere uno stile veramente personale».

Tra parentesi, copie originali di Thin Air passano di mano, negli USA, per una cifra che supera i 500 dollari; pare che il libro sia di difficilissima reperibilità, e trovarne una copia in buone condizioni può rivelarsi un affare d’oro. Un romanzo di classe, un autore da riscoprire, anzi da scoprire ex novo; ci sono elementi a sufficienza per iniziare la ricerca negli scaffali dell’usato e anche per auspicarne una doverosa ristampa.

LC

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: