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JOHN WAINWRIGHT (1921-1995)

In books, John Wainwright on giugno 16, 2008 at 20:42

Nella Londra degli anni Sessanta, la Mecca degli aspiranti scrittori di romanzi polizieschi era un minuscolo ufficio in un antico palazzo di St. James’. Per arrivarvi bisogna salire una scala malandata e pericolosa, che aveva pezzi della ringhiera tenuti insieme con una corda, e aprire una porta con il pomo mezzo svitato che rischiava di restare in mano al visitatore. Ma in cima a quelle scale, e dietro quella porta, c’era una scrivania alla quale sedeva lord Hardinge, l’editor del Collins Crime Club, ossia l’uomo che ogni mese pubblicava due gialli di autori famosi come Agatha Christie, Julian Symons, Ngaio Marsh, Rex Stout, e che ogni tanto lanciava anche l’opera prima di qualche nuovo talento.

Vent’anni fa, sulla scrivania di lord Hardinge arrivò un giorno il dattiloscritto di uno sconosciuto, dal titolo Death in a Sleeping City. Hardinge iniziò a leggerlo perchè glielo aveva mandato un agente letterario di cui aveva piena fiducia, John McLaughlin, e arrivò all’ultima pagina senza mai alzare la testa, perchè ne era rimasto subito affascinato. La storia, firmata John Wainwright, era quella di alcuni killer della mafia che uccidono un traditore in una città della provincia inglese, e rivelava non solo la mano di un ottimo narratore, ma anche una perfetta conoscenza della polizia e dei suoi metodi.
Death in a Sleeping City fu un caso rarissimo di opera prima pubblicata dal primo editore che l’aveva letta. E, prima ancora che apparisse nelle librerie, Wainwright (che faceva il poliziotto in un villaggio presso Harrogate) aveva già quasi finito il suo secondo romanzo. Scriveva di notte, come fa anche oggi, spinto da una passione irresistibile. «A quel tempo, non dormivo quasi mai più di quattro ore» racconta. «Spesso, quando mi alzavo dalla macchina per scrivere, era l’alba e dovevo prepararmi a riprendere servizio».

Oggi, nonostante sia da tempo in pensione, Wainwright conserva ancora un certo physique du role del poliziotto: è un uomo di 62 anni, muscoloso, coriaceo, con una massa di ispidi capelli bianchi e una voce rauca, raschiante. Ha scritto ormai sessanta romanzi; il sessantesimo, Spiral Staircase, è stato recentemente pubblicato da Macmillan. «E tutti contengono una vigorosa componente etica, schietta, profondamente sentita e altrettanto coinvolgente» afferma lord Hardinge, che da Collins è passato alla Macmillan.
Coinvolgente è la parola esatta: il classico senso morale dell’uomo tutto d’un pezzo. E questo spiega, forse, perchè un uomo così, rigoroso e inflessibile con tutti, anche con chi stava molto sopra di lui, sia rimasto sempre al livello più basso durante la sua lunga carriera nella polizia. Negli anni Cinquanta gli accadde di arrestare un tale per guida pericolosa, e poi risultò che questo tale era un pezzo grosso del consiglio della contea. Il vice capo della polizia gli disse di strappare la denuncia, perchè il caso era molto imbarazzante, e lui rifiutò di obbedire. «Scoppiò un putiferio» ricorda Wainwright. «II vice capo mi urlò che, finchè fosse rimasto in carica lui, non avrei fatto neanche un passo avanti, sarei stato sempre un semplice poliziotto di zona. A suo credito, devo dire che era un uomo di parola».

Boicottato da un superiore, Wainwright pensò che sarebbero stati costretti comunque a promuoverlo, se avesse preso una laurea in legge all’Università di Londra, studiando nel tempo libero. «Non conoscevo il latino, e questo era un grosso handicap perchè dovevo sostenere un esame di diritto romano. Così, Avis, mia moglie, mi traduceva a voce alta il Codex Iustinianus e io lo imparavo a memoria mentre stavo in cima a una scaletta e dipingevo le pareti di casa. Ci vollero sette anni per finire gli studi, ma in Inghilterra non si trovano molti poliziotti laureati in legge che pattugliano le strade. Comunque, anche così, non riuscii ad avanzare nella carriera. Alcuni anni dopo cominciai a leggere qualche poliziesco. Era chiaro che gli autori non si erano documentati bene, che non avevano nemmeno la più pallida idea di cos’è una vera caccia all’uomo o un’indagine su un omicidio. Be’, saprei fare meglio di loro, mi dissi a un certo punto…»

Quando il primo romanzo apparve nelle librerie, Wainwright venne convocato di nuovo dal famoso vice capo della polizia. «Mi disse che dovevo smettere di scrivere. Io replicai che non poteva ordinarmelo, perchè nel regolamento della polizia non c’era niente che lo vietasse. L’avevo letto bene, e lui no. In ogni caso avevo già firmato un contratto per tre libri: dunque, come mi si poteva imporre di violare la legge mancando ai miei impegni? Così continuai a scrivere e a fare il poliziotto. Ero al quarto romanzo quando ebbi un esaurimento nervoso. Il medico mi disse: Lei si crede d’essere Dio, ma non lo è. Dunque, faccia una scelta tra i suoi due mestieri. Mi mancavano solo cinque anni per arrivare alla pensione, ma non ebbi esitazioni e mi tolsi l’uniforme. Allora, Avis e io comprammo un piccolo bungalow a Flamborough e l’enormità di quello che avevo fatto mi colpì come una mazzata in testa quando un mattino, svegliandomi, pensai: Mio Dio, adesso devo scrivere per guadagnarmi da vivere.».

Da quel momento, l’ansia per la propria sicurezza economica lo avrebbe indotto a scrivere regolarmente una media di duemila parole il giorno, sette giorni su sette, producendo per molto tempo sei libri l’anno.
«Ma non li ha mai prodotti, come si suol dire, con lo stampino» precisa il suo agente. «Wainwright si rinnova continuamente, scrive sempre romanzi differenti. Ogni volta che ne attacco uno nuovo, ho il sospetto di trovarmi davanti a una storia prevedibile, e immancabilmente mi sbaglio. Tutti i suoi libri mi sorprendono per la loro freschezza, per la potenza immaginifica».

Wainwright dà una spiegazione diversa del proprio successo. Sotto la sua scrivania c’è un enorme cestino per la carta straccia. «Ecco il segreto» dice. «Ho scritto sessanta romanzi, ma ho buttato via l’equivalente di altri sessanta. Il mio genere non è quello del mystery, del chi-l’ha-fatto. Non mi interessano le misteriose orme lasciate nelle aiuole, i lord trovati morti sul pavimento della biblioteca perchè qualcuno gli ha lanciato una freccetta avvelenata dal buco della serratura. Io scrivo suspense, mi occupo del perchè-l’ha-fatto. E’ questo che mi affascina, così come mi ha affascinato sempre quando facevo il poliziotto.
«Tutti sono istintivamente affascinati dall’omicidio. Tutti sanno che sono le cose piccole, irrilevanti, a provocarlo. Quasi ogni assassinio viene commesso sotto la spinta di un impulso improvviso: quindi la pena di morte non è un deterrente efficace.
«Uno degli assassini che ho conosciuto mentre facevo il poliziotto era venuto da noi a dirci che aveva ucciso la moglie. E la cosa tremenda è stata che non gli abbiamo creduto, che gli abbiamo detto di non raccontare fesserie. Ci ha messo venti minuti per convincerci che l’aveva ammazzata a fucilate.
«La migliore polizia che abbiamo mai avuto in Inghilterra è stata quella dell’immediato dopoguerra. Era una forza ben disciplinata, che attirava gli uomini appena congedati dall’esercito. Come molti altri, io vi sono entrato per avere un alloggio gratis». Durante la guerra, Wainwright aveva prestato servizio in aviazione, come mitragliere, e partecipato a 72 missioni di bombardamento in territorio nemico.

Adesso Wainwright scrive due o tre romanzi l’anno – una produzione ancora eccezionale – e spesso è talmente assorto nel lavoro da perdere la cognizione del tempo. Lui e sua moglie formano una coppia unita. Nel pomeriggio (il mattino è consacrato alla macchina per scrivere) si dedicano insieme al giardino oppure escono per fare qualche spesa. La sera, dopo il telegiornale, fanno il bagno e si mettono in vestaglia e pantofole come se stessero per coricarsi, ma in realtà si preparano a una lunga veglia.
«Guardiamo solo due programmi televisivi, in modo che io possa continuare a scrivere» racconta Wainwright. «Verso mezzanotte, prendiamo un libro e uno dei due lo legge ad alta voce per un’ora». Uno dei loro scrittori preferiti è Robert Graves. E poi si sono goduti molto A sangue freddo di Truman Capote, Viaggio con Charley di Steinbeck e L’ultima battaglia di Cornelius Ryan. Ci hanno messo tre anni per leggere la Bibbia al ritmo di un capitolo per sera. «E la Bibbia ci ha fatto molto riflettere, piena com’è di violenza, omicidi, incesti, omosessualità… per parlare solo dei peccati veniali. Chissà che cosa dovevano essere Sodoma e Gomorra».

C’è un pianoforte verticale Bechstein nel soggiorno di casa Wainwright, e lo scrittore suona altrettanto bene musica classica e jazz. La domenica, Avis esegue sempre le Laudi. Marito e moglie dicono le preghiere ogni sera. Le vacanze vanno spesso a trascorrerle a Lytham St. Anne, sulla costa del Lancashire: due settimane di riposo. Non si sognerebbero mai di avventurarsi all’estero, e Wainwright detesta Londra. L’anno scorso hanno tentato per qualche mese di vivere in Cornovaglia, ma il clima umido non si confaceva alla bronchite cronica dello scrittore, e così sono tornati al loro bungalow di Ripon, nello Yorkshire. II bungalow è piccolo, ha i muri bianchi e pesanti tende di pizzo alle finestre che proteggono la privacy. Marito e moglie sono praticamente astemi e hanno soltanto una macchina, una piccola Ford blu. Come lo spendono, allora, tutto il denaro che viene dai libri? Wainwright non è loquace in proposito. «Mettiamola così» dice, accendendosi una sigaretta che lo fa tossire. «Guadagno molto, ma molto di più di un vice capo della polizia». Lui e sua moglie, spiega, sono diventati quasi dei reclusi. «Posso contare i miei vari amici sulle dita di una mano, lasciando fuori il pollice». Non sembra considerare un’ironia il fatto che un uomo come lui, così acuto nell’indagare i motivi del comportamento umano, faccia del suo meglio per evitare la compagnia del prossimo.

Ogni casa in cui i Wainwright hanno abitato, da quando lui ha lasciato la polizia, è stata chiamata DIASC, ovvero l’acronimo di Death in a Sleeping City, il primo romanzo di John. Ma i loro vicini non hanno mai saputo il perchè di quel nome.

Il Giallo Mondadori n°1871, 9 dicembre 1984

LC

  1. This man seems interesting.
    Did he also write some guides to England’s Lake District?

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