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Archive for luglio 2008|Monthly archive page

SOMETIMES I WALK AWAY…

In music, soul on luglio 18, 2008 at 16:22

Mi ero ripromesso di non parlare di musica, da queste parti (già lo faccio a sufficienza, tutti i giorni, in altra sede).

Però ho trovato due bei video di due tra le mie cantanti preferite, che interpretano brani – per tutta una serie di motivi – dal significato molto personale.

Il primo è Wish I Didn’t Miss You di Angie Stone, che è costruito sul giro di uno dei brani grazie ai quali, da piccolo, ho scoperto quanto mi piacessero il soul e il r&b, ovvero Back Stabbers degli O’ Jays:

Il secondo è Sista di Rachelle Ferrell, in una bella versione dal vivo, al livello di quella che ho ascoltato a Milano la scorsa settimana (che però durava almeno il doppio):

Ah, per chiudere (sembra che non c’entri nulla, ma c’entra, c’entra) il vecchio video dei Blue Nile, The Downtown Lights:

LC

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RECENSORE, SENZA SAPERLO

In books, Daniel Woodrell, William Faulkner on luglio 18, 2008 at 08:17

Tra i tanti mestieri che ho fatto negli ultimi anni, questo ancora mi mancava: il recensore ignaro.

Mi spiego. Vi è mai capitato di leggere qualcosa e pensare “ma io questa l’ho già sentita”?

Oggi, sul Venerdì di Repubblica, a pagina 94, si parla di Uno strano destino, splendido romanzo del magico Daniel Woodrell di prossima uscita in Italia per Fanucci. L’autore dell’articolo esordisce così:

“C’è una linea retta che dal William Faulkner più noir conduce a James Lee Burke e da Flannery O’Connor porta a Joe Lansdale, e comprende autori di generazioni, formazione diverse come Cormac McCarthy e Jim Thompson: tutti, chi più chi meno, intenti a perfezionare la grande tradizione del Gotico americano”.

Bella, eh?

E questa è la conclusione del mio Faulkner e il giallo, una cosa che avevo scritto qualche anno fa e che i visitatori di questo sito hanno potuto leggere il 3 giugno scorso:

“Ecco quindi la linea retta che da William Faulkner conduce a James Lee Burke, e che da Flannery O’Connor porta a Joe Lansdale, e che comprende, tra gli altri, autori di generazioni, formazione ed esperienze diverse come Daniel Woodrell, Cormac McCarthy, Charles Willeford e Jim Thompson: tutti, chi più chi meno, intenti a perfezionare la grande tradizione del Gotico Americano.”

Che dire? Intanto, mi spiace che abbiano omesso il povero Willeford, il mio scrittore preferito.

Poi non resta che citare la battuta preferita di Sid Hudgins, il giornalista ficcanaso di Hush-Hush nei romanzi di Ellroy: “Ricordatelo, comunque: ve lo abbiamo detto noi per la prima volta: garantito, di prima mano, e in via molto, molto confidenziale” (James Ellroy, White Jazz, 1992; traduzione di Carlo Oliva).

Comunque sia, il Venerdì di Repubblica mi deve almeno una birra.

(già che ci siamo, non è vero, come scrive il suddetto recensore, che Cavalcando col Diavolo – il film di Ang Lee – è stato tratto dal romanzo di Woodrell Il bel cavaliere se n’è andato, in originale The Death of Sweet Mister. Proviene invece da Woe to Live On, uscito in Italia nel 2000 per Le Vespe, piccolo editore di Pescara).

LC

JAZZ & NOIR (remix)

In jazz & noir on luglio 16, 2008 at 15:31

Questa è, in anteprima assoluta, la copertina del prossimo numero di Musica Jazz, in uscita a fine luglio. Un numero speciale dedicato in larga parte agli incroci tra jazz e film noir (con un bel saggio di François Guérif, più articoli e interviste realizzati dal titolare di questo sito), che comprende anche un Cd stracolmo di brani tratti da celebri e meno celebri colonne sonore di film e telefilm polizieschi, alcune delle quali non sono reperibili altrove e che ho scovato in fondo alla mia collezione di stranezze.

Il saggio di Guérif – uno dei più noti critici europei di cinema e noir – serve anche da anticipazione del monumentale Dizionario delle letterature poliziesche, la cui edizione francese è stata curata da Claude Mesplède e quella italiana dal sottoscritto e dal suo partner in crime Giovanni Zucca, e che uscirà per Mondadori (nella collana DOC) il prossimo novembre.

Aggiungo, per chi lo volesse scaricare, l’MP3 di uno splendido brano che, per motivi di spazio, non è purtroppo entrato nella selezione finale del Cd: il tema principale di The Big Combo, un grande film noir del 1955 diretto da Joseph H. Lewis e interpretato da Cornel Wilde e Richard Conte. Il brano è stato scritto da David Raksin, uno dei più importanti autori di musica da film di tutti i tempi.

The Big Combo [Il download non è momentaneamente disponibile]

LC

JAZZ & NOIR (remix)

In jazz & noir on luglio 16, 2008 at 15:31

Questa è, in anteprima assoluta, la copertina del prossimo numero di Musica Jazz, in uscita a fine luglio. Un numero speciale dedicato in larga parte agli incroci tra jazz e film noir (con un bel saggio di François Guérif, più articoli e interviste realizzati dal titolare di questo sito), che comprende anche un Cd stracolmo di brani tratti da celebri e meno celebri colonne sonore di film e telefilm polizieschi, alcune delle quali non sono reperibili altrove e che ho scovato in fondo alla mia collezione di stranezze.

Il saggio di Guérif – uno dei più noti critici europei di cinema e noir – serve anche da anticipazione del monumentale Dizionario delle letterature poliziesche, la cui edizione francese è stata curata da Claude Mesplède e quella italiana dal sottoscritto e dal suo partner in crime Giovanni Zucca, e che uscirà per Mondadori (nella collana DOC) il prossimo novembre.

Aggiungo, per chi lo volesse scaricare, l’MP3 di uno splendido brano che, per motivi di spazio, non è purtroppo entrato nella selezione finale del Cd: il tema principale di The Big Combo, un grande film noir del 1955 diretto da Joseph H. Lewis e interpretato da Cornel Wilde e Richard Conte. Il brano è stato scritto da David Raksin, uno dei più importanti autori di musica da film di tutti i tempi.

The Big Combo [Il download non è momentaneamente disponibile]

LC

IL GIALLO MONDADORI IN RETE

In books on luglio 15, 2008 at 08:11

Alla vigilia del suo ottantesimo compleanno, il Giallo Mondadori – da tempo nelle robuste mani di Sergio Altieri – approda finalmente su Internet con un blog:

http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/

Tanti auguri, e buona fortuna!

LC

THINGS AIN'T WHAT THEY USED TO BE

In books on luglio 14, 2008 at 23:09

THINGS AIN’T WHAT THEY USED TO BE

In books on luglio 14, 2008 at 23:09

LAURA & LUISA, THE DYNAMIC DUO

In books, Laura Lippman on luglio 12, 2008 at 12:18

Laura Lippman
Baltimora Blues

Nerogiano

Traduzione di Luisa Piussi

Pagine 312
Euro 17,50
Collana: Nerogiano

Il giornale presso cui lavorava, il secondo quotidiano di Baltimora, ha chiuso i battenti un paio di anni fa e da allora Tess Monaghan, ventinove anni, capelli lunghi castani raccolti in una treccia, la pelle chiara e gli occhi castani, non vive certo uno dei suoi momenti migliori. Senza lavoro e senza sussidio di disoccupazione, trascorre il tempo andandosene a vogare la mattina al Circolo di Canottaggio e a correre la sera per le strade di una Baltimora che non se la passa bene nemmeno lei, col suo triste record di un omicidio al giorno.

Prima opera della serie che ha rivelato il talento di Laura Lippman sulla scena letteraria internazionale, Baltimora blues è, come ha scritto George Pelecanos, uno di quei «romanzi intelligenti, innovativi e avvincenti» che hanno «hanno dato nuova linfa al genere poliziesco».

LAURA & LUISA, THE DYNAMIC DUO

In books, Laura Lippman on luglio 12, 2008 at 12:18

Laura Lippman
Baltimora Blues

Nerogiano

Traduzione di Luisa Piussi

Pagine 312
Euro 17,50
Collana: Nerogiano

Il giornale presso cui lavorava, il secondo quotidiano di Baltimora, ha chiuso i battenti un paio di anni fa e da allora Tess Monaghan, ventinove anni, capelli lunghi castani raccolti in una treccia, la pelle chiara e gli occhi castani, non vive certo uno dei suoi momenti migliori. Senza lavoro e senza sussidio di disoccupazione, trascorre il tempo andandosene a vogare la mattina al Circolo di Canottaggio e a correre la sera per le strade di una Baltimora che non se la passa bene nemmeno lei, col suo triste record di un omicidio al giorno.

Prima opera della serie che ha rivelato il talento di Laura Lippman sulla scena letteraria internazionale, Baltimora blues è, come ha scritto George Pelecanos, uno di quei «romanzi intelligenti, innovativi e avvincenti» che hanno «hanno dato nuova linfa al genere poliziesco».

LIBRI AUTOTRADOTTI?

In books, traduzione on luglio 11, 2008 at 15:10

Immagino che qualcuno abbia letto su Repubblica dell’uscita di una nuova collana (www.espressonline.it/shortstories) che raccoglie famosi racconti della narrativa angloamericana con testo a fronte e «note linguistiche». lI primo, ovvero The Short Happy Life of Francis Macomber di Ernest Hemingway, è in edicola da oggi, e altri nove volumetti seguiranno a scadenza settimanale.

Da qualche giorno, com’è ovvio, il gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso pubblicizza questa iniziativa. Ieri, su Repubblica, è apparso un articolo molto generico di Stefano Giovanardi; oggi, invece, ben due pezzi: uno, l’ennesimo catalogo di banalità e luoghi comuni sulla traduzione, firmato da Irene Bignardi, l’altro – ben più serio e documentato – di Nadia Fusini.

Chi, come il sempre ottimista Luca Conti, all’annuncio (la scorsa settimana) di tale iniziativa, aveva pensato che, trattandosi di una serie che ha come oggetto proprio la traduzione e il suo confronto col testo originale, l’apporto dei traduttori medesimi sarebbe stato una buona volta messo in doveroso risalto, ha subito dovuto constatare che no, manco per il piffero.

Nell’articolessa di Giovanardi – in mezzo a una valanga di considerazioni più o meno condivisibili, ma tutte molto generiche – non si faceva il minimo accenno a chi avesse tradotto l’Hemingway. Va be’, mi sono detto, sarà per domani.

Stai fresco.

Il pezzullo di Irene Bignardi se ne guarda bene (però ci informa che Eco ha certe volte parlato della traduzione, che nel film Lost in Translation l’argomento è appunto quello, e che in italiano quando si parla di traduzione la prima frase che viene in mente è «traduttori traditori»), dicendo invece che tale iniziativa sarà soprattutto utile al lettore per «litigare direttamente con i traduttori» (a patto, immagino, di sapere chi siano).

Solo a tre quarti buoni del pezzo di Nadia Fusini – e comunque sepolto in un inciso – il lettore ignaro scopre, ammesso che a ‘sto punto gli interessi ancora, che per il Macomber è stata usata la versione italiana di Vincenzo Mantovani e non già quella di Guidobaldo Scaccabarozzi.

Farlo notare, magari, poteva pure essere interessante, visto che di traduzioni italiane del Macomber ne esistono due (l’altra è quella storica di Giuseppe Trevisani).

Non basta. Curioso come al solito, acquisto oggi il volumetto per scoprire che in copertina non è citato il nome del traduttore (ma che strano, per una serie col testo a fronte) così come non ne è fatta menzione nel frontespizio, in barba a ogni regola. Solo districandosi nel controfrontespizio, sotto il copyright della Mondadori, il lettore ficcanaso scoprirà il legittimo nome di colui che ha in effetti reso possibile l’intera operazione.

In sintesi, perché l’ho fatta lunga, tutta questa faccenda mi sembra abbastanza imbarazzante (e non entro nel merito delle «note linguistiche»), soprattutto perché mi chiedo a chi e a cosa serva una tale collana, se fatta in questo modo.

E se davvero la finalità dell’operazione era quella di porre l’accento sulla comparazione dei testi, non ci voleva molto a chiedere ai traduttori dei singoli racconti un contributo che spiegasse il perché delle loro scelte, il modo di affrontare il testo e tante belle cose che la categoria cui appartengo continua a reclamare da tempo quasi immemorabile.

In questo modo, invece, si tratta dell’ennesima occasione perduta, che continua inoltre a perpetuare nella mente del lettore nostrano quel fenomeno ormai mitologico per il quale, è noto, i libri e i racconti scritti in una qualche lingua straniera riescono brillantemente ad autotradursi in italiano.

LC