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JAMES CRUMLEY: UN RICORDO

In books, James Crumley on settembre 19, 2008 at 17:52


«Ormai è fatta. Non è detto che questa sia la mia ultima terra. In gola ho ancora il sapore dell’orso, amaro del sangue degli innocenti; e nei recessi del mio vecchio cuore riesco ancora a ricordarmi il gusto dell’amore. Forse mi trovo qui solo per riposare. Per farmi un po’ di birre ghiacciate, al calduccio. Ma non importa quale sarà la mia ultima terra, perché le mie ceneri sono destinate a tornare nel Montana. Forse ho solo smesso di cercare l’amore. O forse no. Forse me ne andrò a Parigi. E chi lo sa? Ma col cazzo che me ne tornerò in Texas».

Il ricordo dello scrittore nelle parole di Luca Conti sull’Unità.

L’ultimo bacio di James Crumley

A ripensarci, pur in un momento così triste, è quasi impossibile trattenere un sorriso. Tanto più dopo aver scambiato i comuni ricordi di James Crumley con un bel po’ di suoi colleghi scrittori: tutti quanti (compreso il sottoscritto, che lo traduceva ormai da anni e continuerà a farlo) l’abbiamo incontrato nello stesso modo. Ovvero entrando in un bar, in Italia o negli Stati Uniti, che fosse durante un festival letterario o a una convention di giallisti. Se Crumley era tra i presenti, garantito che potevate trovarlo appollaiato su uno sgabello, davanti al bancone, oppure seduto a un tavolo in fondo al locale, circondato da bottiglie quasi sempre vuote. Come a Courmayeur, in una vecchia edizione del Noir in Festival, quando la sua sagoma da orso in miniatura – piccoletto, ma con la pancia del grande bevitore e un torace da peso massimo – era la prima cosa che si scorgeva rientrando in albergo, a qualunque ora del giorno e della notte.

Il bello è che la gente si teneva a debita distanza, qui e in America, perché lo scambiava per un tipo inavvicinabile, pronto magari a far scoppiare una rissa per un nonnulla, proprio come capita nel primo capitolo dell’Ultimo vero bacio, il suo capolavoro e uno dei romanzi fondamentali della letteratura americana del Novecento (tutta la letteratura, intendo, non solo quella di genere). Invece James era una persona dolcissima e affettuosa con la quale, certo, forse non era così facile andare d’accordo – e le quattro mogli prima dell’ultima, Martha Elizabeth, sono pronte a testimoniarlo – e con la straordinaria capacità di non prendersi sul serio, pur conoscendo benissimo il proprio valore. E, soprattutto, era un grande raccontatore di storie, forse ancora meglio che su carta: una miniera inesauribile di aneddoti, di esperienze incredibili (di guerra, di droga, di alcol) che si stentava a credere potessero essere capitate a una persona sola. La cosa singolare è che Crumley parlava quasi sempre e solo di se stesso, non certo per vanità, ma perché anche questo faceva parte della sua attività letteraria. Mettere le parole su carta era, per lui, un passaggio secondario. «I miei libri li ho tutti qui in testa,» fu una delle prime cose che mi disse. «Scriverli è un’altra faccenda, e non è sempre detto che vada a buon fine. Ne ho uno, per esempio, che mi sto portando dietro dal 1969, un grande romanzo sul Texas che quasi sicuramente non finirò mai. L’ultima volta che ho dato un’occhiata al manoscritto ero arrivato a ottocento pagine… e a quel punto le ho gettate nel fuoco. È vero che mi ero appena fatto una canna, ma ci ho messo due ore, a bruciarlo tutto.»

Forse è stata proprio la sua perenne insoddisfazione a produrre almeno due tra le pietre miliari dell’hard boiled: il già citato L’ultimo vero bacio, uscito nel 1978, e il precedente Il caso sbagliato, del 1975, che riapparirà tra breve nelle librerie italiane dopo un’assenza di quasi vent’anni. E, se L’ultimo vero bacio ha rivoluzionato il genere proprio come si rivolta un calzino, a partire dal suo leggendario primo capoverso – che Crumley sosteneva di averci messo solo otto anni a scrivere – Il caso sbagliato rappresentò, per i pochi che lo lessero all’epoca e per i tanti che lo hanno amato nel corso del tempo, il primo colpo di piccone assestato alle convenzioni ormai stantie del poliziesco americano: un improbabile investigatore privato che campa malamente con le cause di divorzio, fotografando coppiette abusive nei motel, che vive in un perenne stato etilico rinforzato da larghe dosi di marijuana e, quando capita, di cocaina, che indaga non per ristabilire la legge ma per amore dei soldi e per placare la solitudine, che passa da un bar all’altro circondato da una galleria di personaggi sfigati e marginali, reietti come lui ma ancora pieni di dignità personale in una società sfasciata dalle tragedie della Corea e del Vietnam.

È stato James Crumley a cambiarmi la vita. Ho deciso di fare questo mestiere, anni fa, nella speranza di poter tradurre un giorno L’ultimo vero bacio. È davvero andata così: e, come dice la celebre canzone di Gershwin, Who could ask for anything more?

Luca Conti, da «L’Unità» del 19 settembre

( anche su http://www.einaudi.it)

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SO LONG, JAMES

In James Crumley on settembre 18, 2008 at 13:18

Dice spesso la gente che la vita andrebbe presa come una scuola. Magari uno di quei college del Sud, lindi e pinti, dove ti basta passare l’ultimo esame per ritrovarti dritto, e senza traumi, a fluttuare in una piacevole eternità. Ma se la vita è come un college, allora io ho fatto cilecca di nuovo. Bocciato.

James Crumley, 2006

JAMES CRUMLEY DIES AT 68

Missoula author James Crumley, 68, died Wednesday afternoon at St. Patrick Hospital after many years of health complications.

When he died, Crumley was surrounded by family and friends, including his wife, Martha Elizabeth, and Missoula author and county emergency services director Bob Reid.

***

Segnalo, a chi fosse interessato, che domani, venerdì 19, uscirà un mio ricordo di Crumley sull’Unità.

E nei prossimi giorni, su questo blog, un sacco di altre cose. Una, comunque, voglio dirla subito.

È stato James Crumley a cambiarmi la vita. Ho deciso di fare questo mestiere, anni fa, nella speranza di poter tradurre un giorno The Last Good Kiss. È davvero andata così: e, come dice la celebre canzone di Gershwin, Who could ask for anything more?

JAMES SALLIS, LA STRADA PER MEMPHIS

In books, James Sallis on settembre 12, 2008 at 11:00

Riporto in cima questo post per segnalare che la data definitiva di uscita del romanzo è il 25 settembre.

Ho già una copia del libro, che contiene anche una lunga e interessante postfazione di Tiziano Gianotti, e devo dire che sono molto soddisfatto del risultato.

Ah, si tratta di uno dei romanzi più belli di Sallis (l’ho già scritto, ma mi fa piacere ricordarlo) e forse il suo più malinconico.

Ricordo poi, visti gli equivoci insorti con Cypress Grove Blues/Il bosco morto, che La strada per Memphis è inedito in Italia e costituisce il secondo volume della trilogia aperta da Cypress Grove e chiusa da Salt River, la cui pubblicazione italiana è prevista per la seconda metà del 2009 (forse anche prima: dipende da quando uscirà sugli schermi Drive, il film di Neil Marshall interpretato da Hugh Jackman e tratto dall’omonimo romanzo di Sallis, del quale è appunto prevista la ristampa italiana assieme all’uscita del film).

Nerogiano

Traduzione dall’inglese di Luca Conti
Euro 17,00
224 pagine

Turner, ex poliziotto, ex detenuto ed ex terapeuta, ha deciso di accettare l’incarico di sceriffo a Cripple Creek, una piccola cittadina del Tennessee, a breve distanza da Memphis, in cui la criminalità, rispetto a quella della grande città in cui nel 1968 fu assassinato Martin Luther King, è decisamente minore e strettamente locale.
La vita per Turner sembra scorrere tranquilla in compagnia della sua compagna, Val Bjorn. Quando l’ascolta suonare il banjo, Turner ha davvero l’impressione che le ferite del suo passato siano definitivamente chiuse.
Una notte, però, lo sceriffo Don Lee arresta un ubriaco alla guida di un’auto.
Il tipo, che dice di chiamarsi Judd Kurtz, riserva non poche sorprese. In una borsa di nylon nascosta nel bagagliaio, Turner e Don Lee scoprono la bellezza di 200.000 dollari.
In capo a qualche giorno, poi, Kurtz riesce ad evadere dalla galera.
Gettando ogni cautela, Turner si lancia al suo inseguimento sulla strada per Memphis.
Ma, a Memphis, tutti i fantasmi che Turner pensava di essersi lasciato alle spalle tornano a farsi vivi. In una inarrestabile escalation di violenza , Turner si ritrova dolorosamente a dover fare i conti col suo passato e a mettere in pericolo tutto ciò che ora gli sta a cuore.

E il colpo di scena finale lascerà il lettore incredulo e stupefatto.

La scrittura di Sallis è dolorosa e necessaria, e in questo libro forse in più di ogni suo altro.

James Sallis, nato a Helena, Arkansas, nel 1944, è romanziere e musicista, saggista e poeta, biografo e traduttore dal francese e dal russo (Queneau, Cendrars, Lermontov, Pasternak). Autore di dieci romanzi, quattro raccolte di poesie e una biografia di Chester Himes, ha abitato a lungo a Londra e in varie parti d’America. Adesso vive a Phoenix, Arizona. Giano sta pubblicando tutti e tre i romanzi della serie che ha come protagonista Turner: Il bosco morto, La strada per Memphis, La valle del sole.

Memphis, la sua vita criminale, un passato che non vuole passare e i tormenti dell’amore nella nuova avventura di Turner, il protagonista del Bosco morto.

«La strada per Memphis è un romanzo poliziesco in cui vibrano le emozioni… un romanzo che assomiglia a una poesia, un’ode al perduto».
Paul Kane, The Compulsive Reader

«Non puoi fare a meno di staccare ogni tanto gli occhi dalla pagina in segno di ammirazione».
Stephen Miller, January Magazine

«Una storia poliziesca che nessuno scrittore potrebbe scrivere meglio».
Chicago Sun-Times

«Un thriller e un’ode all’America profonda che ricorda lo stile lirico di James Lee Burke».
San Diego Union-Tribune

«Sallis ha l’occhio e l’orecchio del poeta e la sua prosa compatta rimanda al ritmo della musica del Tennessee rurale».
Seattle Times

«La lingua di Sallis ha il suono di un violino country».
Rocky Mountain News

«Il magistrale poeta e narratore Sallis padroneggia perfettamente la lingua, e quest’abilità rende ogni suo libro un’esperienza unica da assaporare».
Library Review

«Sallis è uno dei ritrattisti più dotati della scena del giallo, e i suoi romanzi sono perfetti dall’inizio alla fine».
Alfred Hitchcock Mystery Magazine

"SONO ANCORA VIVO, BASTARDI!"

In books, Horace McCoy, James Crumley, Peter Leonard on settembre 2, 2008 at 11:42

… gridava Steve McQueen, ma almeno riusciva, beato lui, a scappare dai lavori forzati (il film è Papillon, per chi non se lo ricorda). Io, invece, sono rimasto alla catena per tutto il mese d’agosto, e ancora non è finita.

Comunque sia, è l’ora di ripartire anche con Last of the Independents. Intanto vi anticipo cosa uscirà di mio, nelle prossime settimane (oltre, finalmente, alla Strada per Memphis di James Sallis, di cui avevo già scritto qualche mese fa):

Un sudario non ha tasche di Horace McCoy, per Terre di Mezzo; nuova traduzione del grande e censurato classico hard boiled del 1935, che in Italia era irreperibile ormai da parecchio tempo (lo scorso anno, sempre per Terre di Mezzo e sempre di McCoy, ho ritradotto Non si uccidono così anche i cavalli?).

Il caso sbagliato di James Crumley, per Einaudi; nuova traduzione, anche qui, del primo romanzo dell’autore dell’Ultimo vero bacio e secondo – come qualità – solo al suo leggendario capolavoro (il libro era fuori catalogo, in Italia, da oltre tredici anni).

Brivido, di Peter Leonard, per Giano. Peter Leonard è il figlio di Elmore, e questo è il suo primo romanzo: un bel thriller che cerca a tutti i costi di non assomigliare ai libri del padre, a volte riuscendoci, altre un po’ meno (ma capisco che la presenza di un genitore simile possa diventare ingombrante).

Il resto ve lo racconto nei prossimi post.

“SONO ANCORA VIVO, BASTARDI!”

In books, Horace McCoy, James Crumley, Peter Leonard on settembre 2, 2008 at 11:42

… gridava Steve McQueen, ma almeno riusciva, beato lui, a scappare dai lavori forzati (il film è Papillon, per chi non se lo ricorda). Io, invece, sono rimasto alla catena per tutto il mese d’agosto, e ancora non è finita.

Comunque sia, è l’ora di ripartire anche con Last of the Independents. Intanto vi anticipo cosa uscirà di mio, nelle prossime settimane (oltre, finalmente, alla Strada per Memphis di James Sallis, di cui avevo già scritto qualche mese fa):

Un sudario non ha tasche di Horace McCoy, per Terre di Mezzo; nuova traduzione del grande e censurato classico hard boiled del 1935, che in Italia era irreperibile ormai da parecchio tempo (lo scorso anno, sempre per Terre di Mezzo e sempre di McCoy, ho ritradotto Non si uccidono così anche i cavalli?).

Il caso sbagliato di James Crumley, per Einaudi; nuova traduzione, anche qui, del primo romanzo dell’autore dell’Ultimo vero bacio e secondo – come qualità – solo al suo leggendario capolavoro (il libro era fuori catalogo, in Italia, da oltre tredici anni).

Brivido, di Peter Leonard, per Giano. Peter Leonard è il figlio di Elmore, e questo è il suo primo romanzo: un bel thriller che cerca a tutti i costi di non assomigliare ai libri del padre, a volte riuscendoci, altre un po’ meno (ma capisco che la presenza di un genitore simile possa diventare ingombrante).

Il resto ve lo racconto nei prossimi post.