lconti

JAMES CRUMLEY PARLA CON LAURA LIPPMAN (prima parte)

In books, James Crumley, Laura Lippman on ottobre 2, 2008 at 14:01

Laura Lippman, eccellente scrittrice di crime novels che finalmente, da qualche anno, sta godendo anche di una meritata popolarità italiana, mi ha gentilmente concesso di tradurre e pubblicare una sua lunga conversazione del 2006 con James Crumley, al quale lo univa una lunga amicizia.

Le cospicue dimensioni di questa chiacchierata tra vecchi amici mi costringono, per comodità di lettura, a dividerla in puntate. Questa è la prima (anzi, a dir la verità questa è soltanto l’introduzione, in cui Laura racconta il suo rapporto umano e professionale con James). Il resto, nei prossimi giorni.

Ah, grazie – come sempre – a Luisa Piussi, la voce italiana di Laura Lippman.

LC

(nella foto, da sinistra, Harlan Coben, James Crumley e Laura Lippman)

UNA CONVERSAZIONE CON JAMES CRUMLEY

di Laura Lippman

Ho incontrato per la prima volta James Crumley nel 2000, alle Bahamas. Questo particolare sembra rendere la cosa ancora più interessante di quanto già non sia stata. Eravamo solo due dei tanti scrittori presenti a un incontro organizzato dal Club Med e battezzato, in maniera fuorviante, «Tenebre sotto il sole». Di sole ce n’era poco, in effetti, ma anche di tenebre. In base ai miei ricordi di quella piacevole settimana gran parte degli scrittori –  George Pelecanos, Dennis Lehane, Harlan Coben, Steve Hamilton, Peter Robinson e Paula Woods, tra gli altri – non faceva che passare le serate, visto che pioveva quasi sempre, riunita attorno a Crumley per ascoltare le sue storie, in prevalenza autobiografiche. Va anche detto che, da parte nostra, c’era un bell’incoraggiamento, e che lui non si faceva pregare. Era il Budda del bar, un maestro affettuoso e carismatico che non aveva tempo né voglia di farsi metter su un piedistallo.

Ho iniziato a leggere Crumley nei primi anni Ottanta, partendo da Dancing Bear (1983) e tornando indietro a recuperare The Wrong Case (1975) e The Last Good Kiss (1978). A dirla tutta, mi sono fatta una piccola teoria – della quale, con l’assoluto candore proprio della migliore tradizione crumleyana, confesserò che non frega niente a nessuno – secondo la quale Crumley è forse l’unico motivo che ha spinto un sacco di scrittori oggi sulla quarantina a dedicarsi direttamente alla crime fiction, anche se l’ambizione e l’abilità letteraria potevano condurli al mainstream. Di conseguenza, senza pretendere di parlare per conto terzi, dirò che ho iniziato a leggere Crumley perché i suoi libri uscivano nei tascabili della Vintage proprio nel momento di maggior fulgore di quella collana. Il sabato andavo sempre a fare colazione alla Twin Sisters Bakery di San Antonio, dopo di che attraversavo la strada per infilarmi nel Book Stop e lì compravo i Vintage a bracciate. Uno di quelli era Dancing Bear, forse il titolo che ricordo con maggiore precisione. Mi aveva fatto impazzire a tal punto che ancora oggi, a oltre vent’anni di distanza, non mi è passata l’arrabbiatura con un mio collega che aveva lasciato la mia copia sul bordo della piscina, finendo per infradiciarmela tutta. Adesso di Dancing Bear possiedo una prima edizione firmata dall’autore, ma mi girano ancora le scatole. Anzi, a essere sincera, ogni volta che ce l’ho con qualcuno è per una questione di libri.

La triste ironia di tutto questo sta nel fatto che la mia scoperta di Crumley ha coinciso con la sua lunga «terra di nessuno», almeno per quanto riguarda le uscite in libreria. Crumley non ha mai smesso di scrivere; è solo che pubblicare, per lui, è tutta un’altra faccenda, anche perché gran parte di ciò che produce e non ci fa leggere non è all’altezza dei suoi elevatissimi standard. Il romanzo successivo, The Mexican Tree Duck, è apparso dieci anni dopo Dancing Bear, anche se nel frattempo ci sono stati una raccolta di racconti (Whores, 1988) e un volume di saggi e altri racconti (Muddy Fork and Other Things, 1991). The Mexican Tree Duck ha vinto, nel 1994, il Dashiell Hammett Award conferito dalla  International Association of Crime Writers. Crumley, che compirà 67 anni il 12 ottobre, ha avuto negli ultimi tempi un relativo attacco di produttività: Bordersnakes (1996); The Final Country (2001, vincitore del Macallan Silver Dagger) e The Right Madness (2005).

Ci siamo parlati per telefono il 21 settembre e la conversazione ha toccato argomenti come la sua vita, la sua opera, il perché Crumley non scriva un’autobiografia e il fatto che sia stato Lyndon B. Johnson a portare la corrente elettrica nell’Hill Country (se avete abitato nel Texas meridionale, come ho fatto io per sei anni, saprete che LBJ e le sue biografie scritte da Robert A. Caro sono un argomento quasi obbligato, ma Crumley ha con Johnson un legame del tutto personale). L’intervista  ha subìto dei tagli – sono state ridotte alcune digressioni, accorciati dei pensieri rimasti a mezz’aria – perché il dialogo di uno di noi, ovvero la sottoscritta, richiedeva un certo aggiustamento. Crumley, invece, era sempre il solito: loquace, coerente e sboccato, anche se quel pomeriggio era appena stato dal dentista e sosteneva di non sentirsi più il naso. «’sto dentista che mi cura si è messo a usare della novocaina francese che è davvero una bomba, ti rimbecillisce tutto un lato della testa.» Beveva Ketel One e acqua tonica da una cannuccia, unica concessione al suo volto privo di sensibilità. Io, invece, bevevo vino bianco, una mossa infelice che Jim, nella sua magnanimità, decise di perdonarmi. «Ti ho visto giocare a basket. Sei abbastanza tosta da bere vino bianco, se proprio vuoi.»

  1. Che dici, Luca, me la consigli la Lippman? Sinceramente, però…
    È un po’ che ci giro attorno e ancora non ho capito se devo comprare i suoi libri o meno.

    ciao
    OMAR

  2. Ciao Omar

    direi di sì, si tratta di un’ottima scrittrice. Poi, com’è ovvio, se uno si aspetta di trovare un Crumley donna finisce che ci resta male, ma – per esempio – se ti piace l’ultimissimo Pelecanos, quello del Giardiniere Notturno, “I morti lo sanno” è un notevole romanzo che pesca, più o meno, nelle stesse acque torbide del buon George.

  3. Vabbeh, ci provo allora, a leggermela (credo tu abbia ragione però, più o meno inconsciamente volevo un Crumley donna, mannaggia!)

    a presto
    OMAR

  4. Se leggi in inglese, potresti provare con Vicki Hendricks, che è poco conosciuta in Italia (credo sia uscito un suo solo romanzo, parecchi anni fa) ma che per un appassionato di Crumley può essere una bella sorpresa.

    ciao, luca

  5. Caro conti, alla scomparsa di crumley ci sono rimasto male pure io. E’ vero che prima o poi tocca a tutti, ma alla fine ci si sente sempre un po’ traditi. Soprattutto quando a mancare è qualcuno con cui, bene o male, ci sei pure “cresciuto” assieme. Cosa che appunto m’è successo con crumley. Era la metà degli anni Ottanta quando Dan Stuart e Steve Wynn, sulle pagine di non so più quale rivista rock, raccontavano che tra i loro scrittori preferiti c’erano Faulkner, Jim Thompson e James Crumley. E se i primi due li conoscevo del terzo non avevo la più pallida idea di chi fosse. Allora lavoravo a milano e una delle mie tappe fisse era la libreria del giallo di tecla dozio alla quale chiesi se il nome di crumley le dicesse qualcosa. Da lì a poco scoprimmo che il giallo mondadori, quello ancora di del buono, aveva stampato anni prima “l’ultimo vero bacio”. E trovarne in giro una copia allora fu davvero un’avventura. Ricordo che divorai il libro in una giornata, scoprendo solo più tardi che la mondadori ne aveva tagliato alcuni passi. Poco male, visto che l’amore per crumley era comunque sbocciato. E sull’ultimo vero bacio scrissi pure un articolo (credo il primo in assoluto su crumley in italia) sulle pagine del mucchio selvaggio nel 1988. Intanto, visto che avevo pure cominciato a collaborare col giallo mondadori (quello di orsi e della volpatti) chiesi in redazione perchè non si pubblicava qualcosa di nuovo di crumley. Tanto feci, appoggiato pure da andrea pinketts, che orsi acquistò due titoli per la mondadori ma che ahimè vendettero ben poco. Come vendette poco o niente pure l’anitra messicana per baldini. Così su crumley cadde il silenzio. Fino a quando almeno, collaborando con la esedra di padova, non feci pubblicare uno per battere il passo con una mia postfazione. Poi come ben si sa è arrivata einaudi e crumley è tornato da gran signore in libreria. Insomma ne sono passati di anni, da quando mi sono ritrovato per le mani l’ultimo vero bacio e da allora ho cercato di procurarmi tutto ciò che riguardasse o avesse scritto crumley. Addirittura mi sono procurato la sua sceneggiatura per judge dredd… e poi cosa mi fa crumley? decide di far fagotto e andare via, lasciando qua in terra un bel mucchio selvaggio di lettori orfani. che dio lo abbia in gloria

    pike

  6. Lo so, caro Borsa, conosco bene tutta la storia, possiedo anche quella copia del Mucchio col tuo articolo, che conservo con una certa cura, oltre al “Cadence” dell’Esedra con la tua postfazione. Comunque è sempre una bella storia da sentire, soprattutto quando la racconti tu. Tra qualche settimana torna in libreria “Il caso sbagliato” e ci sarà l’occasione di riparlarne

    Un caro saluto
    luca

  7. Ah, cosa non faremmo noi orfani di Crumley per legger il vecchio articolo di Pike Borsa!

    A quando il seguito dell’intervista😉

    Grazie

  8. A quando riesco a trovare mezz’ora per tradurla…

    ciao, luca

  9. Caro alessandro, sinceramente non ho la più pallida idea di cosa potrebbero fare gli orfani di crumley per leggere il mio pezzo sull’autore dell’ultimo vero bacio, pubblicato a suo tempo sulle pagine del mucchio selvaggio. E’ vero che credo sia stato il primo articolo dedicato a crumley sulla stampa italiana, ma non penso che oggi (a distanza di tanto tempo) meriti ancora di essere letto. Ricordo che più che un articolo vero e proprio era una lunga recensione in cui parlavo dell’ultimo vero bacio e di un bel romanzo breve e noir di Richard Ford. Molto tempo dopo, e sempre sul mucchio selvaggio, scrissi invece un pezzo ben più corposo su crumley e molti altri (sempre dedicati a lui) anche sulle pagine del giallo mondadori. Comunque, se la nostalgia per crumley è tanta, basta aspettare il prossimo stile libero einaudi o che magari, per soddisfare i lettori più incalliti, invii a questo sito qualche pagina della sceneggiatura di judge dredd scritta da crumley. cordiali saluti.

  10. Magari, caro Pike, se Esedra ci desse il permesso, potremmo riportare su questo sito la tua postfazione a “Uno per battere il passo”, che resta un’ottima introduzione alla vita e alle opere di Crumley.

    lc

  11. Potrei scrivere qualcosa su Crumley e il Cinema e invece, visto che sono già quasi le nove e devo scappare, mi limito a segnalarvi che su youtube gira da tempo il trailer di The Far Side of Jericho (film di tim hunter e sceneggiato da crumley). I più fortunati, magari, riescono pure a rintracciare il trailer o lo stesso film in cui crumley recita per la prima volta davanti alla mdp, indossando i panni di un anziano sceriffo in un western/noir ambientato ai giorni nostri. E visto che ho ancora un po’ di tempo e sperando di farvi piacere, eccovi la prima pagina (1 su 98) della sceneggiatura di Judge Dredd, scritta da Crumley nel 1989 per il film che avrebbe dovuto dirigere il suo amico hunter ma che poi invece non arrivò mai al cinema. Almeno nella versione crumley/hunter.

    Judge Dredd

    THE EARTH

    We see the EARTH from OUTER SPACE. The oceans seem to be on fire. The continents seem to be glowing.

    THE DESERT – NIGHT

    A waterhole in the barren, irradiated plain.

    NARRATOR (V.O.)
    After the Apocalypse War, the United Staes divided into two enormous cities, Mega City One and Two. In between, the land became known as the Cursed Earth.

    On the grim horizon, ptiful SURVIVORS of the nuclear holocaust gather,. Approaching the waterhole furtively, they stare into the shadows. They pause, listening to the HUNTING SOUNDS of unearthly beasts.

    NARRATOR (V.O.)
    There, in the irradiated wasteland
    , criminals and mutants lived with the few survivors and the other damned of the universe.

    NEW ANGLE – WATERHOLE

    On the other side of the waterhole, lumpy BIPED SHAPES rise out of the shadows– the menacing forms of mutant HUMANOIDS.

    The Survivors flee… frightened away by Life Forms better adapted to the Cursed Earth.

    As the SURVIVORS disappear among the DUNES, CAMERA PANS and we SEE on the horizon– the DOME of MEGA CITY ONE shimmering in the distance like a guiant crystalline mountain…………………………….

    ok e ora vado a lavorare

  12. fantastico, grazie infinite

  13. non c’è di che. Però dire fantastico! mi sembra un po’ troppo. Insomma, è solo una cartella su 98 e neanche l’ho scritta io. Comunque se vi servono le altre 97 fatemi sapere.

  14. ah, già che ci sono e sempre riguardo a crumley, m’è venuto in mente che alcuni anni fa gli americani last train home dedicarono a the last good kiss un album e una canzone. magari lo sapevate già…

  15. Di Crumley trovai su una bancarella anche “Il confine dell’inganno” (Mondadori Blues) qualche tempo fa, ma purtroppo ancora non l’ho letto. Intanto ho comprato “I morti lo sanno” della Lippman: ha fatto incetta di premi quest’anno (Macavity, Barry, Anthony e Strand Critics Award) e ho delle aspettative abbastanza alte. Spero di non restare poi deluso😕

  16. Leggilo, il confine dell’inganno… Milo e Sughrue insieme e messi davvero di fronte ai loro fantasmi più profondi! Se si esclude l’Ultimo vero bacio, è forse il mio preferito di Crumley. La traduzione, tra l’altro, credo sia di Sergio (Alan) Altieri.

  17. Grazie per il consiglio, sicuramente lo comincerò prima di gennaio🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: