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CHESTER HIMES: L’UOMO IN FUGA

In books, Chester Himes, James Sallis on ottobre 22, 2008 at 15:37

Lascio la parola a James Sallis, che ne sa molto (e sempre) più di me:

Mi sono avvicinato a Chester Himes sulla scia del grande successo di Pinktoes. Poco dopo ebbi modo di vedere Pupe calde e mafia nera in un cinema periferico di New York. La lettura dei suoi libri, il ritrovarmi a scavalcare vecchie megere e ubriaconi che se la dormivano della grossa nell’atrio del mio palazzo o in svariati angoli della città, il vedere la sfilata di battone e truffatori, di gente malconcia e il grande scintillio dell’America, con la città che non si sa come riusciva sempre a cavarne le gambe, a raccapezzare un giorno dopo l’altro, come una balena arenata; ecco, tutte queste cose iniziarono solo allora ad avere un senso.

Di Himes ammiravo l’originalità della voce, la scrupolosa economia descrittiva, la folle esattezza della caratterizzazione e la velocità del racconto, ricolmo di bruta forza d’immaginazione. Ancor più, forse, ammiravo l’abilità di Himes nel creare un mondo del tutto autoreferenziale, che non è certo Harlem ma una risposta a Harlem.

Ed ecco cosa scriveva lo stesso Himes:

Non facevo in tempo a mettermi seduto che diventavo isterico per l’assurdità e la follia delle storie che andavo scrivendo. Ma era tutta roba per il mercato francese, mi dicevo, che avrebbe buttato giù qualunque fregnaccia sugli americani, bianchi e neri non importava, bastava che fosse incredibile. E mi illudevo di  fare lo scrittore realista. Mai una volta che mi sia venuto in mente che invece ero uno scrittore dell’assurdo. Realismo e assurdo sono aspetti così simili, nella vita dei neri americani, che non si riesce a capire la differenza.

Nel 2005 ho avuto il piacere e l’onore di tradurre Run Man Run, scritto da Himes nel 1966, per la vecchia Giano. Il romanzo è purtroppo fuori catalogo e non ne è prevista, a quanto so, una ristampa.

Pertanto, visto che i diritti della traduzione sono tornati al sottoscritto, metto in rete il primo capitolo. Se vi incuriosisce, forse potete ancora trovare il volume in qualche libreria.

LC

  1. Pupe bianche mafia nera è un gran film…l’hai visto Luca?

  2. Scherzi? Lo so a memoria!

  3. Naturalmente ho sbagliato sopra …pupe calde..non bianche🙂
    A onor del vero gran parte della blaxploitation è straordinaria..soprattutto quella “crime”.

  4. caro conti vi può interessare una chicca sul rapporto tra emilio fernandez e james crumley? (crumley scrisse appunto pidgeon shoot, per el indio) oppure qualcosa su eugene izzi? Fatemi saèere

  5. Caro Pike, decisamente sì. Soprattutto su Izzi, autore del quale mi sto occupando da tempo. Quando hai tempo e voglia, scrivi pure.

    ciao, luca

  6. Run Man Run, lo abbiamo letto in due a casa, caro Luca, ormai appunto qualche anno fa, e seguiva altri Himes molto belli (e non più disponibili, credo, come E se grida, lascialo andare). Come ormai sempre più spesso alcune grandi e belle scoperte le dobbiamo a te, anche indirettamente, come la Lipmann oppure il Burdett di Bangkok uccide.
    Solo adesso, con ritardo un poco colpevole, scopro il tuo sito, già visitato in passato, ma solo in questi giorni letto quasi da cima a fondo.
    Bello! Mi terrò aggiornato d’ora in avanti. Cioa e buon lavoro

  7. Himes è quasi sempre possente, non ci sono cazzi. Io in particolare vado pazzo per passaggi come: “S’insospettì all’istante. Tentò le porte a vetri piazzate in diagonale, proprio sul cantone. Ma le trovò chiuse. Schiacciò il viso contro la vetrata sulla strada. Le luci dell’albero di Natale della Lord & Taylor si riflettevano sulle superfici d’acciaio inox delle cucine e sui banconi in materiale plastico.” Vado matto per questo tipo di lavoro sulla scrittura, il servirsi unicamente di materiali grezzi (punteggiatura ridotta al minimo, sintassi elementare). Ma perché quello sfondo micidiale dietro il testo?

  8. [OT] Grazie. Da sola non ce la potevo fare. Grazie ancora.

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