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IL CASO SBAGLIATO: RASSEGNA STAMPA (1)

In books, James Crumley on dicembre 11, 2008 at 10:55

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D – La Repubblica delle Donne parla, nel numero della scorsa settimana, della nuova edizione del Caso sbagliato di James Crumley. Ecco cosa scrive Tiziano Gianotti:

Non se la passa molto bene oggi, il noir: tutti si danno a scrivere thriller, ché il melodramma fa molta più cassetta. Ragione in più per non perdere un buon esemplare, il primo della serie di Milodragovitch, anno di nascita ’75, lo stesso di I ragazzi del coro di Wambaugh. James Crumley porta il noir nel West, nell’immaginaria cittadina di Meriwether, e apre una nuova stagione del genere, come in altro modo Joseph Wambaugh. Valga l’inizio, dopo la presentazione del protagonista e una panoramica sul paesaggio: uno scippo che è una danza di morte del ragazzo, investito e sballottato tra alcune auto, una scena tutta grigio e assurdo con una goccia di ironia macabra, che termina con lo scippatore incastrato sotto il paraurti dall’auto guidata da un’anziana signora entrata nel traffico con una manovra vietata. Un lungo magistrale paragrafo e il tono è dato. Milodragovitch, per tutti Milo, torna alle proprie occupazioni: tenere a bada la sbronza sempre prossima, osservare la routine della vita in strada, masticare rimpianti e buoni propositi. Figuriamoci. La donna che entra in scena la conosciamo, è il tipo giusto: capelli rossi lunghi, le lentiggini del caso, una ragazza di 35 anni, il corpo levigato e sodo (“come il manico di un’ascia”, dirà poi Milo) in un vestito rosa, e un rossetto dal colore improbabile, perfetto per la sua bocca. Si chiama Helen Duffy, continua a ripetere “mi spiace”, il mantra dell’imbranato, ed è venuta fin lì dallo Iowa in cerca del fratello, scomparso. Un giovanotto stravagante, fanatico di storia del West, finito a Meriwether per la tesi di dottorato. Non andrà tutto a meraviglia, in questo primo incontro, eppure Milo sa che farà qualsiasi cosa per la bella Helen, che “sembrava saltata fuori da un’epoca migliore e meno complicata”. La vecchia storia dell’innocenza, delle donne e dell’America, miti duri a morire. Ma quel che conta è la figura di Milo, delineata con vigore e ruvida tenerezza, 39 anni di disperazione trattenuta che s’accendono di speranza davanti a una gattamorta dell’Iowa. Un uomo che sa riconoscere “il silenzio dei giovani” in una ragazza sciupata e rispettarlo, “il silenzio della frustrazione e dell’angoscia per chissà quali perdite senza nome”. Sono le frasi di concisa consapevolezza, le digressioni e i dialoghi a definire la statura letteraria di Crumley. Tre anni ancora e L’ultimo vero bacio ne darà conferma.

  1. Non c’è pericolo che si menzioni il traduttore, vero?😉 ne approfitto per salutarti, a presto!
    Ada
    ps. sei più venuto alla Fnac Verona, poi? Avvertimi se succede!

  2. Soprattutto da parte di chi, quando era editore, si faceva un vanto di mettere il nome del traduttore in copertina…

    A Verona dovrei venire quando uscirà il Dizionario delle Letterature Poliziesche, quindi verso aprile.

    ciao Ada, a presto

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