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IL CASO SBAGLIATO: RASSEGNA STAMPA (2)

In books, James Crumley on gennaio 4, 2009 at 19:08

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Corriere della Sera, 13 dicembre 2008. Articolo di Matteo Persivale, al quale faccio solo una piccola correzione: One To Count Cadence, pubblicato dalla Esedra di Padova, è ancora in catalogo col titolo di Uno per battere il passo.

Ah, già che ci sono, ne approfitto per dire che la citazione in apertura del romanzo («Mai andare a letto con una donna più incasinata di te»), e che Crumley attribuisce a Lew Archer, il personaggio di Ross Macdonald, è in realtà di Nelson Algren.

LC

«Quand’è che ci sposiamo?». «Quando sarai entrato negli Alcolisti Anonimi». «Non voglio averci niente a che fare, con un branco di ubriaconi del cazzo». James Crumley mancherà anche per questo motivo ai moltissimi suoi fan, a quelli famosi – come Ray Bradbury che battezzò «Crumley» il protagonista di tre suoi libri; Neal Stephenson secondo il quale L’ultimo vero bacio è il Grande Romanzo Americano; Dennis Lehane, Joe Lansdale, Pete Dexter, Elmore Leonard, James Lee Burke – e a quelli meno famosi, in tutto il mondo. Mancherà loro perché riusciva in tre righe di dialogo a spiegare tutto quello che c’è da sapere su due personaggi in un romanzo; mancherà loro perché a parte il suo capolavoro, L’ultimo vero bacio (pubblicato in Italia da Einaudi), Crumley ha scritto libri come Il caso sbagliato, dal quale viene la citazione iniziale, appena uscito sempre da Einaudi (Stile libero noir, traduzione molto sensibile allo stile di Crumley realizzata da Luca Conti), che raccontano come davvero pochissimi altri l’America dell’ immediato post Vietnam. E anche della guerra del Vietnam vera e propria in One To Count Cadence, purtroppo non disponibile in italiano, una specie di Grande Uno Rosso applicato all’ alba del conflitto del Sudest asiatico, probabilmente il suo libro più affascinante dopo L’ultimo vero bacio.

Crumley rideva nel suo modo trichechesco e vagamente allarmante quando gli si faceva notare che aveva scritto un grande libro di guerra dopo aver fatto una pessima carriera come soldato («Ero trotzkista, capirà che divertimento»); e poi è diventato scrittore di libri polizieschi senza averne mai letto uno fin dopo la laurea («Da giovane ero più sul genere Dostoevskij») e aver lavorato principalmente come professore universitario di lettere, non come detective privato (ma in fondo Dashiell Hammett fu comunista tesserato e poi messo in lista nera ai tempi di McCarthy e di questo l’ex trotzkista Crumley andava abbastanza orgoglioso). E così ecco nascere Il caso sbagliato, il primo poliziesco della carriera di Crumley e suo secondo libro – debuttò con quello sul Vietnam, nato come tesi di laurea all’università – il cui protagonista è Milo Milodragovitch, investigatore privato del Montana che sarà poi al centro di altri due libri di Crumley (l’altro memorabile detective figlio dell’ immaginazione di Crumley e delle sue sbornie colossali, C. W. Sughrue, è titolare di un’ altra trilogia, tra cui spicca L’ultimo vero bacio).

Il caso sbagliato – e con esso il resto della carriera di Crumley – nacque perché l’ex reduce con sogni letterari alla Hemingway, appena uscito dall’università e in cerca di una storia da raccontare nel suo secondo libro, prese in mano su consiglio d’un amico poeta un tascabile usato di Raymond Chandler in una bancarella di Guadalajara, Messico. Lesse e capì che in quei polizieschi stampati su cartaccia e con le donne coi vestiti attillati in copertina c’era parecchio del mondo dostoevskijano che tanto lo affascinava: il bene e il male, il peso dei propri peccati, il destino. Il fatto che l’avidità umana e il potere del denaro – temi cari a lui così politicamente impegnato – fossero temi centrali dell’arte del noir lo convinse definitivamente. Il bonus poi era che la sua conoscenza enciclopedica di baracci malfamati, whisky e donne facilmente abbordabili poteva trovare un posto nelle storie di detective. La scoperta di Chandler – seguito poi da Ross Macdonald e da tutti gli altri grandi, ma questi due rimasero i suoi preferiti – fu per lui un po’ «come trovare una pepita d’ oro nel cestino della carta straccia».

E Il caso sbagliato, in un conscio hommage agli stereotipi più biechi del genere, si apre proprio con una rossa che entra nell’ ufficio del cinico detective (la citazione che apre il libro ripete il tema: viene da Ross Macdonald: «Mai andare a letto con una donna più incasinata di te»). E di pepite, nel Caso sbagliato, Crumley ne semina parecchie, qua e là per le 364 pagine: i dialoghi amari, secchissimi e spiritosi che lo fecero subito cooptare dagli agenti del cinema per scrivere sceneggiature, il controllo spietato dello stile, la capacità – «postmoderna» secondo alcuni critici, ma a lui veniva da ridere – di mescolare citazioni vagamente camuffate (in quegli anni, quando a Hollywood conobbe Sam Peckinpah, gli confessò di aver copiato a mani basse dai suoi film e dopo una pausa quel grande disse soltanto «Me n’ero accorto»). Tre anni dopo Il caso sbagliato, Crumley avrebbe scritto l’incipit che apre il suo capolavoro e resta uno dei più famosi – e citati – della letteratura americana del dopoguerra («Alla fine lo beccai, Abraham Trahearne: lo beccai che beveva birra in compagnia di un bulldog alcolizzato, tale Fireball Roberts, in una sgangherata bettola appena fuori Sonoma, California, intento a spremere anche le ultime gocce di un bel pomeriggio di primavera»).

Ma Crumley, gigante del noir – «l’arte dei cattivi americani», la chiamava lui – era nato quando quella rossa «più incasinata di lui» entrò per la prima volta nell’ ufficio di Milo Milodragovitch.

James Crumley, morto il 16 settembre 2008, era nato a Three Rivers in Texas nel 1939. Prima della narrativa, s’era impegnato in vari campi: dal football alla politica trotzkista, dalle sceneggiature alla carriera militare. Scrive il suo capolavoro, L’ ultimo vero bacio (Einaudi Stile libero), nel 1978, dopo l’esordio del 1969 con One to Count Cadence. Il suo ultimo libro è Una vera follia (Einaudi Stile libero, 2005).

  1. Ciao Luca, ti ricordi di me? Un abbraccio.
    P.S. Sono OT come al solito:- )

  2. Lucio! che bello risentirti!

    un abbraccio anche a te
    a presto, luca

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