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VOGLIO DIRE, COME FATE A SAPERE QUELLO CHE FARETE, FINCHÉ NON LO FATE?

In books, J.D. Salinger, traduzione on gennaio 31, 2009 at 11:25

holden

Un piccolo ricordo di Adriana Motti, autrice di una delle traduzioni più famose nella storia dell’editoria italiana.

La signora Motti è scomparsa il 12 gennaio, ultraottantenne e, come capita sempre quando ci sono di mezzo i traduttori, la notizia è passata quasi completamente sotto silenzio, a parte un breve articolo di Nico Orengo sulla Stampa e una lettera inviata al Giornale dal nipote della stessa Adriana. Anche il sito web della Einaudi non ne ha fatto cenno. Eppure il romanzo di Salinger è stato (e forse lo è ancora) uno dei titoli più venduti di tutto il suo catalogo: basti pensare che è presente nelle librerie italiane fin dal 1961, senza interruzione (e la copertina che ho riprodotto, quella dell’edizione 1964 in mio possesso e firmata da Ben Shahn, è purtroppo sparita dalle ristampe successive).

Adriana Motti ha tradotto molti altri romanzi, almeno una quarantina, ed è stata per oltre vent’anni la compagna di un importante critico letterario quale Giacomo Debenedetti.

Per quanto mi riguarda, la sua traduzione di The Catcher in the Rye è uno dei motivi che mi hanno spinto a iniziare questo mestiere. Quando l’ho letta per la prima volta, mica lo sapevo. Ma d’altra parte, come dice Holden Caulfield nell’ultimo capitolo del libro, “Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate?”.

Io l’ho fatto, e adesso lo so.

Grazie, Adriana.

LC

  1. Grazie a te, Luca, per l’impegno, la passione e l’attenzione che metti nel tuo lavoro.

  2. Per quanto mi riguarda, la sua traduzione di The Catcher in the Rye è uno dei motivi che mi hanno spinto a iniziare questo mestiere.

    Assieme a The Last Good Kiss di Crumley e Unknown Man No. 89 di Leonard?

    E’ buffo ma io ho avuto una esperienza del tutto opposta con una traduzione -un paio di settimane fa ho visto Aldo Busi in giro per Firenze e mi sono ricordato che all’università avevamo esaminato la sua traduzione di Alice nel Paese delle Meraviglie- scared me away for life, o perlomeno così pensavo- mi fece venir voglia di andare a nascondermi sotto un sasso .Non riuscirò mai a fare qualcosa di così brillante, è meglio non ci pensi nemmeno…

    Ma “Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate?” è un buon incoraggiamento.

  3. Grazie per aver lasciato un commento sul mio post, non sarei mai arrivato qui altrimenti.

    E’ bello trovare in rete testimonianze simili e capire quanto fosse realmente apprezzato il lavoro di mia zia. In fondo io l’ho sempre vista in altre vesti, data la mia età (28) il suo passato lavorativo era qualcosa di lontano, avvolto da un alone di mistero.

    Un saluto

  4. sono d’accordo: fu una grande traduzione in anticipo sui tempi, alcuni passaggi sono difficili ma secondo me tiene ancora adesso. e se avesse tradotto letteralmente il titolo, sarebbe stato un successo editoriale?
    il libro tutto sommato è inquietante, vedere la splendida recensione che ne fa will smith in sei gradi di separazione. grazie luca. mi appresto a leggere l’ultimo crumley dopo aver divorato zuleika dobson di max beerbohm, altri mondi altre storie ma grandissima traduzione (ettore capriolo).
    bruno

  5. Il libro andrebbe ritradotto completamente. E se ciò accadesse, in molti rimarrebbero di stucco. Perlomeno. Non vorrei fare il guastafeste, ma almeno una cosa è lampante: la signora non conosceva gli sport americani (o la differenza tra il rugby e il football). La famosa partita che si gioca alla scuola di Holden è di football americano, che viene tradotto come “calcio” in alcuni punti del libro e come “rugby” in altri.
    La nota dell’editore è quantomeno comica. Almeno, lo sembra a me che ai tempi del liceo giocavo a baseball a scuola e che so cos’è un pitcher e un catcher (che si potrebbero tranquillamente tradurre “lanciatore” e “ricevitore”). Sono convinto che se oggi il libro venisse pubblicato per la prima volta nel mercato italiano il titolo originale verrebbe lasciato così com’è.
    p.s.: fa tanto schifo “Il catcher nella segale”?

  6. Sono sicuro che oggi anche te Luca, come me e molti di noi, ti sentirai un po’ più solo.
    Addio a un genio.

  7. “Spero con tutta l’anima che quando morirò qualcuno avrà tanto buonsenso da scaraventarmi nel fiume o qualcosa del genere. Qualunque cosa, piuttosto che ficcarmi in un dannato cimitero. La gente che la domenica viene a mettervi un mazzo di fiori sulla pancia e tutte quelle cretinate. Chi li vuole i fiori, quando sei morto? Nessuno.”

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