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"SOTTO UN CIELO CREMISI" – RASSEGNA STAMPA (1)

In books, Joe R. Lansdale on aprile 30, 2009 at 14:51

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Ecco cosa scrive Stefano Gallerani sul Manifesto del 29 aprile:

Torna la coppia di improbabili detective che esordì quindici anni fa

L’ultima trama dello scrittore texano, tra esplosioni di crudeltà e senso etico dell’esistenza

Immagini folgoranti, una lingua spedita, quell’umorismo nostalgico e disilluso che è ormai un marchio di fabbrica, e ovviamente il Texas, più che uno Stato, un vero e proprio state of mind. Ma non solo. Tra gli elementi ricorrenti nella scrittura di Lansdale (nato nel ’51 a Gladewater, tra le contee texane di Upshur e Gregg), la strana coppia Hap e Leonard, gli improbabili detective da lui inventati nel 1990, che nel tempo si è trasformata nella vera e propria metafora di una visione etica della vita. Da quando hanno fatto la loro prima comparsa, in Una stagione selvaggia, fino a Capitani oltraggiosi (entrambi per Einaudi), le avventure in cui sono rimasti coinvolti li hanno ripetutamente messi di fronte al dilemma della sopravvivenza: da che parte stare quando è il momento di prendere una decisione. Un interrogativo che svela l’ipocrisia di qualsiasi fede o convinzione. E l’effetto narrativo è tanto più riuscito e evidente in quanto Lansdale affida la scelta a due personaggi che non sono propriamente degli eroi impeccabili, quasi a ribadire che al confronto con l’oggettività dei fatti non esiste mai una versione univoca, e al tempo stesso soggettiva, della realtà.

A questo dispaccio non fa eccezione nemmeno il settimo titolo del ciclo di Hap e Leonard (o il nono se si includono anche i racconti Veil’s Visit e Killer Chili). Uscito in contemporanea con l’edizione statunitense, il romanzo Sotto un cielo cremisi (traduzione di Luca Conti, Fanucci Editore, Collezione Vintage, pp. 312, euro 17,00) ci conduce da subito nel cuore della trama. Come Hap, strappato di sera alle braccia della fidanzata dall’amico Leonard, così anche noi ci troviamo immediatamente invischiati nel losco giro in cui bazzica Gadget, la nipote sbandata dell’ex poliziotto Marvin Hanson, un vecchio amico di Hap e Leonard. Le tracce in filigrana appartengono agli schemi classici del noir esistenziale mentre atmosfere e «caratteri» – la figura del misterioso killer Vanilla Ride – riportano direttamente all’epica western. Quella che era cominciata come una semplice spedizione punitiva per dare una lezione a un fidanzato manesco non tarda a diventare una situazione ingestibile, e se sul momento tutto sembra «essere rientrato nella normalità» non è che per presagire la tempesta che seguirà al breve istante di quiete. Ma per salvare la pelle non esistono buone maniere, Hap e Leonard lo hanno imparato più volte a loro spese. In un mondo violento e spietato, vivere secondo coscienza incarna più che un’utopia: è una vera e propria contraddizione. Dopotutto, la sopravvivenza non concede molte opportunità agli scrupoli morali.

«Me l’aveva sempre detto mia madre – confessa Hap in carcere – di stare lontano dalle armi, e in effetti – anche se le sapevo usare ed ero dotato di una buona mira – mi avevano sempre messo a disagio, così come ero d’accordo sul fatto che non sono le armi a uccidere la gente, bensì altra gente; però, se vuoi ammazzare qualcuno, un’arma da fuoco ti semplifica di gran lunga il compito». Se vuoi o se devi? È questa la domanda che sostiene l’intero scheletro della scrittura sincopata di Lansdale. Nei momenti critici quello che vuoi fare è così diverso da quello che devi che per sopravvivere puoi solamente piegare il primo al secondo, anche se una volta agito di conseguenza non c’è traccia di sollievo né di speranza; niente oltre l’impressione che «qualcosa abbia cambiato posizione per cadere in profondità, tra le ombre»; le ombre dalle quali è emerso e alle quali non può che tornare. C’è da scommettere che per Lansdale quel qualcosa sia quanto più prossimo a ciò che Hap e Leonard avrebbero forse il pudore di chiamare il «senso della vita».

[la foto in apertura è tratta dal film di Don Coscarelli Bubba Ho-Tep, con Bruce Campbell – a sinistra – e l’immortale Ossie Davis (LC)]

  1. Al solito, qualche imprecisione (non è uscito in contemporanea negli USA) e qualche ovvietà (il Texas come “state of mind” già scritto mille volte) ma ben venga che se ne parli! Piuttosto che ne pernsate dell’ennesimo scempio di Fanucci Editore (che Dio la preservi, ma…) ai danni di un titolo originale Lansdale? “Sotto un cielo cremisi” mi sembra più adatto a Danielle Steel e simili. Il titolo originale era perfetto. Dopo Freezer Burn (Freddo nell’anima), The Nightrunners (Il lato oscuro dell’anima…ancora!), Leather Maiden (La ragazza dal cuore d’acciaio), Dead in the West (La morte ci sfida) e Zeppelin West (Fuoco nella polvere) sono riusciti a fare di peggio. Chissà che ne pensa Champion Joe.

  2. Caro Luca,
    A proposito della foto in apertura di articolo, hai avuto la fortuna di vedere Bubba Ho Tep? Io purtroppo no, ma mi dicono sia molto divertente. Una edizione in DVD italiana neanche a pensarci…

  3. Sì, ce l’ho (in inglese, ovviamente). Uno spasso.

  4. Conoscendo Lansdale, direi che non gliene può fregare di meno:-)

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