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BAZELL: RASSEGNA STAMPA

In books, Josh Bazell, traduzione on giugno 26, 2009 at 10:06

Recensione di Giuseppe Genna, tratta da Carmilla (e, a quanto ho capito, apparsa – o apparirà –  in versione ridotta anche su Vanity Fair).

Josh Bazell: VEDI DI NON MORIRE

di Giuseppe Genna

Immaginatevi il peggior ospedale di Manhattan, la vita di corsia vista dallo sguardo di un internista che non è il Dr. House: è un killer della mafia. Ma è molto più brillante del Dr. House. Se il medico zoppo del serial tv è brillante, l’internista mafioso Peter Brown allora è fluorescente. Un esempio? Questo: “L’Anadale Wing, il piccolo reparto di lusso dell’ospedale, si sforza di sembrare un hotel. La reception ha un pavimento di linoleum in simil legno e uno scemo in smoking che strimpella il pianoforte. Se fosse davvero un hotel, comunque, offrirebbe un’assistenza sanitaria migliore. Secondo voi basta essere pieni di soldi per ricevere un’assistenza sanitaria superiore alla media? Date un’occhiata a Michael Jackson”. Questo cinico esilarante imperdibile memorabile protagonista di Vedi di non morire (Einaudi Stile Libero, 18.50 euro), esordio narrativo di Josh Bazell, è il personaggio letterario americano più memorabile dai tempi di Tyler Durden, lo schizoide di Fight Club, bestseller di Chuck Palahniuk. E Vedi di non morire è il nuovo Fight Club.

bazell.jpgChi ha amato il romanzo di Palahniuk o il film che ne ha tratto Fincher deve assolutamente leggere il romanzo di Bazell. E’ urgentissimo, altrimenti rischiate troppa noia. Rimediate a questo disastro che è la vostra vita: Josh Bazell vi tirerà su il morale e l’umore. Anzitutto perché, scrivendoVedi di non morire, il morale se lo è tirato su da solo: l’ha scritto durante i turni di notte nell’ospedale in cui lavora. Uno si dice: “Toh, un medico ha scritto un libro!”. No: Bazell ha duecento lauree, tra cui quella in letteratura inglese, e si sente. Arriva davvero al livello del miglior Palahniuk, che ultimamente è sceso al livello del peggior Palahniuk. Ha scritto sul serio un mezzo capolavoro, che ritengo imperdibile, e che con Fight Club condivide la sorte.
Anzitutto perché si stanno contendendo i diritti di pubblicazione all’estero a colpi di offerte che sembrano transazioni di Gordon Gekko in Wall Street. E poi perché è probabile che, come la coppia Brad Pitt & Edward Norton ha portato su grande schermo il personaggio di Palahniuk, così pare imminente che a interpretare l’indimenticabile killer ospedaliero Peter Brown sarà Leonardo Di Caprio, innamoratosi del romanzo (fallo, Leo: ti supplico). Si sussurra su Web che Quentin Tarantino dirigerà questo incredibile e sganasciante thriller. Scelta opportuna, soprattutto per Tarantino: Vedi di non morire ha lo stile e la trama più prossimi a Pulp Fiction che mi sia capitato di incontrare in anni di faticosa ricerca.
Peter Brown secondo l’anagrafe si chiamerebbe Pietro Brwna e secondo la mafia del clan Locano si chiamerebbe Orso. Figlio di padre italiano (non siculo!) e di madre ebrea polacca americana hippie, è stato allevato dai nonni, che lui ha trovato in tenera età massacrati nel salotto di casa. La sua famiglia è diventata quindi un’altra: quella, appunto, dei Locano, che sono più cruenti ma anche più surreali dei Soprano. Noi inconsapevoli lettori troviamo questo accrocchio semiumano, ipercinico e violentissimo ma anche caritatevole (a modo suo), in qualità di internista connesso a un programma di recupero dal carcere. Peter Brown è La Cosa dei Fantastici Quattro abitata dallo spirito di David Letterman. E’ disincantato e competentissimo nelle diagnosi e nelle terapie allucinanti che effettua, svelando il dietro le quinte che mai e poi mai vorreste conoscere (e invece lo volete conoscere tantissimo, non solo io che sono un noto ipocondriaco): ciò che accade davvero nel luogo in cui ci curano, cioè l’ospedale.
Siamo a livello di E.R. girato col Marlon Brando del Padrino.
E’ Gray’s Anatomy dove tutti hanno preso più LSD di quanto già non facciano sul set.
Peter Brown ha un tormentone: è la Grande Mietitrice, cioè la morte. E’ evocata ovunque, ed è prevedibile se un omicida mafioso sta in corsia. Non è prevedibile invece che, tra i pazienti, gli capiti un membro della famiglia Locano, con il cancro in fase terminale. Il tumorato riconosce l’Orso e gli crea un problema paradossale: se muore, i trascorsi di Peter Brown riemergeranno e sarà per lui una fine lenta e dolorosa. Taccio dei trascorsi di Peter Brown con la famiglia mafiosa, per evitare di rovinare la suprema suspence del romanzo di Bazell.
Per quanto avvincente e, come dicevo, di pressante suspence (laddove l’aggettivo viene usato letteralmente, rimandando a certe presse utilizzate dai mafiosi per convincere, con indebito rolfing, a cantare), ciò che lascia esterrefatti della scrittura di Bazell sono le folgorazioni umoristiche – una girandola di raudi che farebbe la fortuna di qualunque sceneggiatura, una non tanto distensiva e continua meditazione pop fatta con le armi (usato letteralmente: come sopra) del pop stesso:

“Per i bianchi con le pezze al culo, Un tranquillo weekend di paura è l’equivalente del Padrino per i mafiosi”.”La ‘Trendelenburg rovesciata’ è la posizione in cui i piedi di un paziente si trovano a un livello più basso della testa. La ‘Trendelenburg (e basta)’ significa invece il contrario: piedi più in alto, testa più in basso. Nessun chirurgo sulla faccia della terra si farebbe mai beccare a chiedere un semplice Sollevagli la testa oppureAbbassagliela. Vi siete mai chiesti perché ci hanno messo quattro ore a togliervi l’appendice?”

“La cornetta viene messa giù. Oggigiorno capita solo coi telefoni pubblici”.

“Nessuno viene morsicato da uno scoiattolo volante”.

“La gente pensa che l’oceano sia il simbolo della vita e della libertà. Ma se la natura ha barriere invalicabili queste sono le spiagge, che tutti venerano al pari dello spazio profondo o della morte o di ogni altra cosa in grado di respingerti senza pietà”.

“Ritrovarsi sudati fradici anche all’interno di una cella frigorifera vuol dire, forse, essersi spinti un po’ troppo in là”.

In pratica, Arthur Schopenhauer che si reincarna in David Sedaris dopo avere visto dall’aldilà tutte le puntate del Dottor Kildare.

Da anni cercavo un autore che mi facesse catapultare dalle risate e pensare a questo modo, ridandomi quello che Palahniuk e Tarantino non mi hanno più dato. Beh: l’ho trovato. Se non leggete Vedi di non morire, attenti a quando sarete ricoverati in qualche ospedale: potrei essere il vostro infermiere e non avrò pietà.

  1. Mah, questo genere di recensioni mi sembra inutile. A parte fare paragoni (Tarantino! Palanhiuk!) e riempire il testo di citazioni (ER! Grey’s anatomy! Il Padrino!) non mi sembra che si soffermi davvero sul testo, sul linguaggio, sulla struttura. Sembra uno spot, non una recensione. (E in questo senso trovo davvero più gradevoli le locandine di Einaudi).

    Comunque il libro l’ho letto, è davvero bello, e “suona” davvero bene in italiano (quindi complimenti, Luca). E la scena finale… mamma, mi ha fatto accapponare la pelle! Un’ultima osservazione (oziosa): io non me lo vedo bene un Di Caprio come Brwna, ha una faccia troppo pulita, troppo da modello (infatti strideva in Gangs of New York e The departed). Il nostro Orso me lo sono immaginato come un Adam Sandler meno bietolone. Ciao.

  2. Andrew, che dire? Concordo su tutta la linea. Anzi, l’attore che vedrei ancora meglio nella parte di Brwna è quel tamarro di Jason Statham:-)

  3. Le recensioni devono essere più semprici (sì, proprio con la erre) benedetti ragazzi!

  4. Pur non avendolo letto ho già convinto tre persone a comprarlo e leggerlo. Fortunatamente una di queste persone è mia moglie!
    Se non mi uccide prima – allora? a che pagina sei? stiamo a casa a leggere stasera? mettiti lì comoda sul divano a leggere che cucino io. – dovrei cominciarlo a breve.

  5. L’ho finito ieri. Mi sono molto divertito e l’ho trovato anche abbastanza originale (tutte queste analogie con Palahniuk sinceramente non le ho viste).
    Secondo me l’opzione per il cinema è destinata ad un nulla di fatto, non perchè il libro non sia abbastanza “cinematografico”, anzi, ma non credo che una major voglia produrre un film con una così feroce critica al sistema sanitario americano (altro che Michael Moore!) e poi quel finale pazzesco! Degno del miglior Clive Barker, ma pensatelo sul grande schermo…
    P.S. Ottimo lavoro Luca, come sempre!

  6. Buongiorno Luca,
    non posso fare altro che unirmi al commento di Fabio (Ciao Fabio🙂 ): le recensioni dovrebbero essere più semplici (io lo scrivo con la elle), più accessibili. Questa, poi, mi sembra un collage di nomi.
    Il libro di Bazell è una sorta di telaio che sorregge (e pubblicizza) quanto di medico offrono letteratura, televisione e cinema.

    Mi domandavo in cosa consisterà la versione ridotta della recensione: togliendo tutti i riferimenti a ER, Grey’s anatomy, Dr. House, Dottor Kildare e così via, l’articolo si condensa da sé🙂

  7. l’ho finito oggi.
    devo dire che hai esagerato parecchio con lodi e paragoni.
    nonostante tutto, resta un buon libro.

  8. Carlo, mica l’ho scritta io, la recensione:-)

    E’ opera del rutilante Giuseppe Genna.

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