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LA NOTTE CHE HO LASCIATO ALEX

In books, Hugues Pagan, my books, traduzione on marzo 10, 2010 at 23:58

In occasione della ristampa di questo magnifico romanzo, una delle traduzioni di cui vado più orgoglioso (anche se a sette anni di distanza ci rimetterei volentieri le mani, sapendo quel che so adesso…), ripesco dai meandri del blog la postfazione che avevo scritto per l’uscita del libro e che è presente anche in questa nuova edizione. Non perdetevi uno dei capolavori del noir europeo di tutti i tempi, alla modica cifra di dieci euro per ben 414 pagine.

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La notte che ho lasciato Alex è uno dei grandi noir degli ultimi decenni. Uscito in Francia nel 1997, è stato edito in Italia nel 2003 da Meridiano Zero, con la traduzione del sottoscritto e di Jean-Pierre Baldacci. Meridiano Zero sta pubblicando, da tempo, tutte le opere di Pagan, la cui lettura è calorosamente consigliata. Il volume include anche una mia postfazione, che riporto qui di seguito.

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Abbiamo incontrato il nemico, e siamo noi
(Walt Kelly, Pogo, 1971)

Hugues Pagan non è tipo da restare troppo a lungo nello stesso posto: paese, città, lavoro che sia. I punti più significativi della sua biografia e della sua attività professionale mettono in evidenza una personalità segnata dall’irrequietezza, pari a quella che muove molti dei suoi personaggi, e in particolare l’anonimo funzionario di polizia protagonista di La notte che ho lasciato Alex (Dernière station avant l’autoroute, 1997): romanzo che mette finalmente a disposizione anche del lettore italiano l’ultimo capitolo della trilogia iniziata con Dead End Blues (L’étage des morts, 1990) e proseguita con Quelli che restano (Tarif de groupe, 1993), a degna conclusione di uno dei risultati più alti mai raggiunti dal polar francese.

Come l’io narrante dei tre romanzi – che solo nel secondo volume della trilogia, casualmente ma non troppo, qualcuno chiama «Chess» – anche Pagan è un figlio dell’Algeria successivamente emigrato in Francia: un pied-noir, come Albert Camus e Martial Solal. E proprio com’è capitato a Camus nella letteratura e a Solal nel jazz, anche per Pagan l’emigrazione verso la matrigna Parigi finisce per produrre una personalità complessa, contraddittoria, alla continua e consapevole ricerca di un irraggiungibile punto d’arrivo, non solo fisico, ma anche artistico.

E come il suo protagonista, anche Pagan è stato poliziotto, negli anni in cui le istanze rivendicate dal Maggio francese si mescolavano con l’utopia di poter creare un’amministrazione della giustizia non più legata mani e piedi al potere e alla corruzione. E come l’enigmatico Chess, anche Pagan ha dovuto ben presto fare i conti con l’avidità di una classe dirigente senza scrupoli e con la feroce disillusione di chi si vede a poco a poco emarginato per non voler scendere a compromessi. Pagan ha deciso di reagire diventando scrittore a tempo pieno; il suo personaggio, invece, ha pensato di combattere l’emarginazione e gli orrori emarginandosi da solo e per scelta, confinandosi in una sorta di terra di nessuno, il turno di notte, la cui forzata inversione dei ritmi biologici finisce per costringerlo, ipnotizzarlo quasi, in un limbo psicologico, in una navigazione a vista in cui niente e nessuno è ciò che sembra.

Inevitabile, quindi, che il tema centrale di La notte che ho lasciato Alex, al pari dell’intera opera narrativa di Pagan, sia una volta di più lo sradicamento dell’individuo, con tutto quel che ne consegue: rifugi fittizi o temporanei, mentali o materiali, difficoltà di adattamento, autocommiserazione, desiderio di fuga. Il poliziotto di Pagan, per scelta e fatalità, è sempre un reduce, ossessionato e manovrato dal passato, una sorta di dangling man, di uomo in bilico di bellowiana memoria, che racchiude in sé il germe dell’autodistruzione e, per certi versi, finisce per contaminare anche chi ha la sventura di stargli attorno. Significativo, in questo senso, l’epiteto di baltringue che l’anonimo ispettore si attribuisce a ogni piè sospinto, e la cui connotatzione negativa ma allo stesso tempo quasi romantica di persona che affronta le situazioni fuggendo, è una delle chiavi di lettura dell’intera trilogia.

La cosa più sorprendente – ma forse non più di tanto, visto lo sradicamento di cui si è fin qui parlato – è che Pagan, malgrado si trovi perfettamente a suo agio nelle piovose atmosfere del polar transalpino, è scrittore di impostazione molto americana, con una vastissima gamma di influenze che vanno dagli anni ’20 (il prediletto Dashiell Hammett) agli anni ’70 e ’80 (James Crumley, Jim Nesbit, James Lee Burke, Charles Willeford) passando, com’è ovvio, per la grande scuola anni ’50 di autori come Day Keene, Harry Whittington, Jim Thompson, Gil Brewer, Charles Williams, per i quali è stato spesso difficile distinguere tra vita privata e produzione letteraria, tanto i due aspetti hanno finito col fondersi, il più delle volte in maniera rovinosa.

E non è difficile trovare, nella trilogia di Pagan, straordinarie affinità con l’opera di un autore tanto grande quanto misconosciuto da noi, ovvero lo statunitense Kent Anderson, la cui biografia presenta singolari punti di contatto con quella dello scrittore franco-algerino (guerra del Vietnam da una parte, d’Algeria dall’altra; un travagliato ritorno alla vita civile e la scelta di entrare in polizia, in entrambi i casi; la decisione, infine, di mollare tutto per dedicarsi solo alla letteratura). I due romanzi di Anderson, Sympathy for the Devil (1987) e il celebrato Night Dogs (1996), uno dei testi più importanti del noir americano del dopoguerra, affrontano anch’essi, e in maniera se possibile ancor più diretta e brutale, i temi del reducismo, dello sradicamento, della disillusione, della delusione per il lavoro di polizia.

Il bello è che nelle mani di un autore meno abile di Pagan tutta questa enorme quantità di stilemi del noir più regolamentare finirebbe col diventare un’orrida miscela di situazioni già viste e di battute già sentite: la forza del nostro autore, paradossalmente, sta proprio nel correre con grande virtuosismo sul filo del rasoio, sempre in bilico tra il sentimentalismo più sfrenato e la retorica più furibonda, tra la caduta di gusto e la cartolina illustrata. E il suo grande merito sta nel saper distillare, dalle scorie di centinaia di romanzi noir, di film e di blues, una narrativa che si sorregge grazie a una forma morale non comune, svicolando agevolmente dal pericolo dell’oleografia a buon mercato.

Il mondo di Pagan, come quello di Anderson, è popolato da zombi. Non è un caso che la catarsi dell’ispettore debba passare per un forzato soggiorno in manicomio; ancora meno lo è la trasformazione, anche fisica, cui dovrà sottoporsi Alex per riacquistare dignità agli occhi del protagonista. E, mentre il libro sembra essersi avviato a uno sconcertante happy end, Pagan ci lascia con un’ultima, definitiva stilettata: Benvenuti nel mondo dei morti. Il baltringue che decide di fermarsi, di mettere radici lo fa a prezzo della sua identità personale.

IN ARRIVO

In books, Elmore Leonard, my books, traduzione on marzo 10, 2010 at 14:51

E anche questo è andato (l’ho consegnato all’editore, intendo). Per l’edizione italiana del libro non resta che aspettare un paio di mesi; per il film, che George Clooney si decida a vestire di nuovo i panni di Jack Foley, visto che Leonard ha scritto questo romanzo proprio per lui (ma pare che il buon Giorgio si stia facendo desiderare e che la produzione abbia detto: No George, no movie…).

LA PATTUGLIA DELL’ALBA

In books, Don WInslow, my books, traduzione on marzo 9, 2010 at 14:25

IERI ERA OGGI, OGGI E' GIA' DOMANI

In books, Victor Hugo on marzo 6, 2010 at 12:21

Un uomo viene un bel mattino, — e qual uomo! il primo arrivato, l’ultimo venuto, senza passato, senz’avvenire, senza genio, senza gloria, senza prestigio, è un avventuriero? è un principe? quell’uomo ha le mani piene di danaro, di biglietti di banca, di azioni di strade ferrate, di placche, di decorazioni, di cariche; quell’uomo si abbassa verso i funzionari e dice loro: funzionari, tradite.

I funzionari tradiscono. — Tutti senza eccezione? — Sì, tutti.

Egli si rivolge ai generali e dice: generali, massacrate.

Ed i generali massacrano.

Egli si dirige ai giudici inamovibili e dice: — Magistratura, io infrango la Costituzione, io mi spergiuro, sciolgo l’Assemblea sovrana, arresto i rappresentanti inviolabili, vuoto le casse pubbliche, sequestro, confisco, bandisco chi mi dispiace, io deporto a capriccio, mitraglio senza intimazione, fucilo senza giudizio, commetto tutto ciò che si è convenuto di chiamar delitto, violo tutto ciò che si chiama diritto, guardate le leggi, esse stanno sotto i miei piedi.

Victor Hugo, 1851


DON WINSLOW

In books, my books, traduzione on marzo 2, 2010 at 10:55

Periodo di mie uscite, questo; a breve – direi martedì prossimo – giungerà in libreria il nuovo romanzo di Don Winslow.

In uscita a inizio marzo

pp. 366, € 18,50

Traduzione di Luca Conti

Tra mistica del surf e crimine organizzato, torna l’autore de Il potere del caneL’inverno di Frankie Machine, in un romanzo che ha la misteriosa energia di una grande onda. Da cavalcare fino all’ultima pagina.

Ex poliziotto, ora investigatore privato, Boone Daniels non chiede molto alla vita: gli basta uscire all’alba con la sua tavola da surf insieme alla sua inseparabile pattuglia di amici, e avere sempre sotto mano una tortilla da riempire di carne, pesce, uova, quel che capita. Quando lo studio legale per il quale lavora gli chiede di rintracciare una spogliarellista, testimone chiave in un caso di truffa a un’assicurazione, Boone ha un solo scopo: risolvere il caso entro quarantott’ore al massimo, e comunque prima che su Pacific Beach si abbatta la piú grande mareggiata degli ultimi anni. Ma a San Diego, la città del sole e dei surfisti, niente è mai semplice come sembra, e il Messico è sempre troppo vicino: basta poco davvero perché un’indagine di poco conto si trasformi in una discesa all’inferno, che costringerà Boone a fare i conti una volta per tutte con il suo passato.

Boone Daniels, ex poliziotto, ora investigatore privato, nato su una tavola da surf
Sunny Day, una vera California Girl, ma sa cavalcare l’onda come nessun altro
High Tide, centosettanta chili di carne e muscoli samoani, quando si tuffa è alta marea
Dave the Love God, bagnino di salvataggio, una collezione di turiste da fare invidia
Johnny Banzai, sangue giapponese, poliziotto, re delle parole incrociate
Hang Twelve, rasta bianco, patito del surf, sei dita per piede

DON WINSLOW

In books, Don WInslow, my books, traduzione on marzo 2, 2010 at 10:53

Periodo di mie uscite, questo; a breve – direi martedì prossimo – giungerà in libreria il nuovo romanzo di Don Winslow.

In uscita a inizio marzo

pp. 366, € 18,50

Traduzione di Luca Conti

Tra mistica del surf e crimine organizzato, torna l’autore de Il potere del cane e L’inverno di Frankie Machine, in un romanzo che ha la misteriosa energia di una grande onda. Da cavalcare fino all’ultima pagina.

Ex poliziotto, ora investigatore privato, Boone Daniels non chiede molto alla vita: gli basta uscire all’alba con la sua tavola da surf insieme alla sua inseparabile pattuglia di amici, e avere sempre sotto mano una tortilla da riempire di carne, pesce, uova, quel che capita. Quando lo studio legale per il quale lavora gli chiede di rintracciare una spogliarellista, testimone chiave in un caso di truffa a un’assicurazione, Boone ha un solo scopo: risolvere il caso entro quarantott’ore al massimo, e comunque prima che su Pacific Beach si abbatta la piú grande mareggiata degli ultimi anni. Ma a San Diego, la città del sole e dei surfisti, niente è mai semplice come sembra, e il Messico è sempre troppo vicino: basta poco davvero perché un’indagine di poco conto si trasformi in una discesa all’inferno, che costringerà Boone a fare i conti una volta per tutte con il suo passato.

Boone Daniels, ex poliziotto, ora investigatore privato, nato su una tavola da surf
Sunny Day, una vera California Girl, ma sa cavalcare l’onda come nessun altro
High Tide, centosettanta chili di carne e muscoli samoani, quando si tuffa è alta marea
Dave the Love God, bagnino di salvataggio, una collezione di turiste da fare invidia
Johnny Banzai, sangue giapponese, poliziotto, re delle parole incrociate
Hang Twelve, rasta bianco, patito del surf, sei dita per piede

IL GIALLO IN COPERTINA

In books, copertine, my books on marzo 1, 2010 at 13:50

Parecchio tempo fa avevo pubblicato, su questo sito, una serie di copertine originali di gialli celebri e meno celebri che ho raccolto nel corso degli anni. Visto che l’idea era piaciuta, e stimolato dagli scambi di immagini che ho avuto nei giorni scorsi con Giovanni Zucca, Stefano Di Marino, Giuseppe Lippi e altri amici, ho pensato di mettere su un blog dedicato per l’appunto alle copertine dei libri di casa (e questo significa che potrò andare avanti per anni…).

Il blog si chiama Il giallo in copertina, e lo trovate qui.

GISCHLER IN ARRIVO

In books, traduzione, Victor Gischler on febbraio 27, 2010 at 18:45

Ai primi di aprile, credo. Il libro è The Pistol Poets, e l’ho tradotto io.

GISCHLER IN ARRIVO

In books, traduzione, Victor Gischler on febbraio 27, 2010 at 18:33

Ai primi di aprile, credo. Il libro è The Pistol Poets, e l’ho tradotto io.

LA CATTIVA STRADA (2)

In books, James Crumley, my books, traduzione on febbraio 25, 2010 at 19:11

In libreria da martedì 23 febbraio. 296 pagine, 18 euro. Traduzione di Luca Conti.

Riporto anche la quarta di copertina, perché questa volta l’ho scritta io.

Se è vero che il nuovo noir americano del dopo-Vietnam riscrive in versione moderna i grandi temi della mitologia della frontiera, La cattiva strada ne rappresenta uno degli esempi migliori: sperdute cittadine del Montana con tanto di saloon e squallidi alberghetti, duelli alla Mezzogiorno di fuoco, donne fatali e un lacerante cammino verso la redenzione. Dal distillato di questa poderosa miscela nasce uno dei piú riusciti romanzi di James Crumley.

«Sugli stolti e sugli ubriaconi vegliano gli dèi in persona», scriveva James Crumley nell’Ultimo vero bacio, ma tutto questo non sembra valere per Milo Milodragovitch, reduce dal clamoroso fallimento professionale e umano del Caso sbagliato e ridotto a sbarcare il lunario come guardia giurata, nell’attesa di entrare in possesso della cospicua eredità paterna. E proprio le antiche scappatelle di suo padre lo trascinano in un nuovo caso, ancor piú intricato del precedente: Sarah Weddington, amante occasionale del defunto Milodragovitch senior, gli offre un banale ma poco chiaro lavoretto di sorveglianza e pedinamento che innesca ben presto una folle spirale di violenza. Milo si trova cosí invischiato nella ragnatela di fascino e lusinghe ordita da tre donne di grande carattere e personalità, ciascuna delle quali sembra avere misteriosi legami con la storia e i beni della famiglia Milodragovitch. Tra cadaveri e complotti, Milo è costretto suo malgrado a districare una matassa apparentemente insolubile, che lo porterà ancora una volta a masticare fino in fondo il sapore amaro della Cattiva strada.

Texano di nascita ma anima perennemente on the roadJames Crumley (1939-2008) è considerato il maggiore esponente della narrativa hard-boiled americana degli ultimi trent’anni. Dei suoi nove romanzi, a turno dedicati agli stravaganti detective Milo Milodragovitch e C. W. Sughrue, Einaudi Stile libero ha finora pubblicato Il caso sbagliato, L’ultimo vero bacio, La terra della menzogna, Una vera folliaLa cattiva strada.

SFUMATURE DI GRIGIO A PHILIPSBURG

In books, James Crumley on febbraio 21, 2010 at 23:44

Con estremo piacere, segnalo uno splendido articolo di Giovanni De Matteo sull’Ultimo vero bacio di James Crumley. Leggetelo, ne vale la pena. Lo trovate qui.

SFUMATURE DI GRIGIO A PHILIPSBURG

In books, James Crumley on febbraio 21, 2010 at 23:40

Con estremo piacere, segnalo uno splendido articolo di Giovanni De Matteo sull’Ultimo vero bacio di James Crumley. Leggetelo, ne vale la pena. Lo trovate qui.

LA CATTIVA STRADA

In books, James Crumley, my books, traduzione on febbraio 11, 2010 at 10:33

Non ho ancora visto la copertina dell’edizione italiana – così inserisco quella dell’edizione originale (1983); un po’ malconcia, ma me la porto dietro fin da allora e le sono molto affezionato – ma la mia nuova traduzione del secondo romanzo che Crumley ha dedicato a Milo Milodragovitch è in arrivo in libreria tra una decina di giorni, più o meno.

Ne approfitto per segnalare, salvo equivoci, che il libro era già uscito in Italia per Mondadori nel 1994 come Dalla parte sbagliata, e che Einaudi ha ritenuto di cambiarne il titolo in La cattiva strada per evitare confusione con Il caso sbagliato, che ho ritradotto l’anno scorso (io avevo proposto di lasciare Dancing Bear, per motivi che appariranno chiari alla lettura del romanzo, ma non è andata così).

"I STEREOTYPE. IT'S FASTER."

In movies on febbraio 9, 2010 at 11:46

LANSDALE COLPISCE ANCORA

In books, Joe R. Lansdale, traduzione on gennaio 22, 2010 at 00:21

Dal 28 gennaio in libreria. Fanucci editore, traduzione di Luca Conti.

Dieci racconti inediti di Joe R. Lansdale, scelti dall’autore per il pubblico italiano, più un’introduzione scritta appositamente per questo volume.


HAVE A SWINGIN' 2010

In music, Thelonious Monk on gennaio 1, 2010 at 13:05

Il brano è Bye-Ya, scritto ed eseguito da Thelonious Monk, con Charlie Rouse al sax tenore, John Ore al contrabbasso e Frankie Dunlop alla batteria. E’ stato inciso il 31 ottobre 1962.