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KENNETH FEARING, THE BIG CLOCK

In books, Kenneth Fearing on giugno 28, 2008 at 15:11

«Un delitto viene compiuto nelle prime pagine e i sospetti della polizia si concentrano su una certa persona (il personaggio principale). Per provare la sua innocenza, costui deve industriarsi a trovare il colpevole, anche se per fare ciò egli rischia la vita. Si può dire che, in questo caso, il personaggio principale è allo stesso tempo il detective, il colpevole (agli occhi della polizia) e la vittima (potenziale) dei veri assassini»

Per Tzvetan Todorov, l’autore di questa citazione, il romanzo poliziesco è per natura più portato a conformarsi ad una stretta griglia di regole già fissate piuttosto che a trasgredirle; un genere consolatorio la cui funzione è il ristabilimento dell’ordine costituito, interrotto dall’evento delittuoso. E, senza andare a scomodare il Collége de Pataphisique e l’Oulipo, che alla fine degli anni Sessanta si erano brevemente interessati a queste categorie, basta avere una benché minima frequentazione del genere per sapere benissimo che in larga parte le linee tracciate dalla classificazione di Todorov sono esatte. Più interessante, allora, è cercare di scoprire in quali casi, in quali autori, e soprattutto con quali risultati le regole scritte e non scritte del romanzo giallo, sia classico sia hard boiled, sono state allegramente e deliberatamente violate.

(l’articolo intero è qui)

PS numero uno: il post – che è molto lungo, ve lo dico subito – riproduce la mia postfazione all’edizione Einaudi Stile Libero (2001) di The Big Clock, ovvero Il grande orologio.

PS numero due: quello riprodotto a lato è il risvolto dell’edizione Garzanti (1953) di The Dagger of the Mind, che ovviamente non è l’unico poliziesco di Fearing.

LC

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