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JOHN HARVEY: LADRI A NOTTINGHAM (2)

In books, John Harvey on maggio 29, 2009 at 21:48

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Può darsi, come si dice da qualche tempo, che il giallo e il noir, in Italia, «tirino». Beh, sì, può darsi. Ma, davanti alle tonnellate di recensioni dell’ennesimo poliziesco scandinavo – genere del quale, ormai, nessun editore nostrano può permettersi di fare senza, come si evince dal disperato svuotamento anche dei fondi di magazzino e dalla pubblicazione di mattoni che ci mettono minimo seicento pagine a dire cose che potevano benissimo essere compresse in trecento – o dell’ennesimo polpettone con serial killer (nostrano o d’importazione), ci sono un sacco di romanzi di alta qualità che finiscono per essere trascurati dalla stampa e, di conseguenza, dal pubblico.

Ladri a Nottingham ne è un esempio. Certo, non ha nessuna delle caratteristiche che vanno oggi per la maggiore. Pensate un po’, un giallo senza neanche un morto! Eppure è un eccellente crime novel, un libro con personaggi fuori del comune e caratterizzati in maniera indimenticabile. Se vi piace Elmore Leonard, provate anche questo romanzo. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi.

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IN ARRIVO

In books, Josh Bazell on maggio 29, 2009 at 18:23
Vedi di non morire

Josh Bazell

In uscita a metà giugno

Stile libero Big

Traduzione di Luca Conti

pp. 322, € 18,50

ISBN 978880619558

Un clic sulla copertina porta alla scheda del libro sul sito Einaudi

WILLEFORD AL CINEMA

In books, Charles Willeford, movies on maggio 27, 2009 at 15:17

Willeford - cockfighter

Charles Willeford in veste di arbitro di combattimenti tra galli, nel film Cockfighter (1974) di Monte Hellman, tratto dal romanzo omonimo.

THE SWITCH

In books, Elmore Leonard on maggio 26, 2009 at 13:45

The Switch

Nel 1978 un quindicenne Quentin Tarantino fu portato in guardina per aver rubato una copia di The Switch dagli scaffali di un emporio della sua città. Non si trattava sicuramente della rara edizione che vedete riprodotta più in alto e che ho appena passato allo scanner (ovvero quella inglese del 1979, l’unica mai uscita in versione rilegata) ma del tascabile Bantam: negli USA, difatti, il romanzo era uscito direttamente in economica.

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Il libro è oggi considerato – a torto, secondo me – un’opera minore di Leonard, anche se all’epoca ottenne una nomination all’Edgar Award come miglior paperback dell’anno ma fu sconfitto dal dimenticatissimo Franklin Bandy (1914-87) con Deceit and Deadly Lies, pubblicato in Italia nel 1980 su Segretissimo come La bugia corre sul filo.

Ma, nel quadro complessivo della Commedia Umana concepita da Leonard, The Switch è significativo anche perché costituisce la prima parte di Rum Punch (ovvero Jackie Brown), romanzo che uscirà ben quattordici anni dopo, nel 1992, e che – come tutti sanno – sarà portato sullo schermo nel ’97 proprio da Tarantino, con Samuel L. Jackson e Robert De Niro nella parte dei cialtronissimi farabutti Ordell Robbie e Louis Gara.

Scambio

In Italia il libro è uscito nel 1982 come Scambio a sorpresa, è rimasto una settimana in edicola e da allora non è stato mai più ristampato. Toccherà rimetterci le mani, prima o poi, anche perché la vecchia traduzione ha la sua bella dose di problemi (“Mickey held her body rigid as the pale hood followed the headlight beams through the curves,” a pagina 2, diventa “Rigida come un palo, Mickey seguiva il fascio dei fari tra le curve.” Peccato che il “pale hood” non sia un palo ma il cofano bianco della macchina…).

SWAG

In books, Elmore Leonard on maggio 24, 2009 at 11:02

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Uno dei pochi romanzi di Leonard ancora inediti in Italia, Swag è anche tra i suoi migliori in assoluto. Era anche uno dei pochi che non avevo mai letto (assieme al suo seguito, Stick), ma ho rimediato nelle scorse settimane. Non sapevo proprio cosa mi stavo perdendo.

Si tratta del più evidente punto di contatto tra Leonard e Charles Willeford, in particolare il Willeford di Tiro mancino (che, nella sua forma attuale, è apparso solo nel 1987, anche se la parte dedicata alle gesta di Stanley Sinkiewicz era già uscita nel 1962 come No Experience Necessary, mentre Swag è del 1976). Sarà per questo che mi è piaciuto così tanto. E ne verrebbe fuori un grande film.

Non vedo l’ora di tradurlo, anche se non potrà apparire in libreria prima del 2011, visto che con Einaudi abbiamo già deciso i Leonard per il 2009 e il 2010 (quest’anno tocca a Killshot – che arriva in libreria a giugno – e a Up in Honey’s Room, ovvero il seguito di Hot Kid, che uscirà in autunno; i titoli del 2010 ve li svelerò tra qualche mese).

EDDIE COYLE IN DVD

In books, George V. Higgins, movies on maggio 20, 2009 at 19:19
A stretto giro di posta, vale a dire appena 35 anni dopo la sua uscita, la versione cinematografica di The Friends of Eddie Coyle approda al DVD. Per ora soltanto negli Stati Uniti, ma è probabile che appaia anche da noi. Diretto da Peter Yates, questo è forse il più bel film di Robert Mitchum nonché, in assoluto, una delle migliori trasposizioni su grande schermo di uno dei capolavori del noir.
Coyle

ANCORA UN MESE…

In books, Josh Bazell on maggio 16, 2009 at 11:35

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LAWYERS, GUNS AND MONEY

In books, Douglas Winter on maggio 8, 2009 at 17:14

Winter

Del primo romanzo che ho tradotto per Einaudi, nell’ormai lontano 2001, potete vedere la copertina qui sopra. Ma difficilmente riuscirete a procurarvelo, adesso, fuori catalogo com’è da tempo (meriterebbe, in effetti, una ristampa, ma non dipende da me). Perché, allora, stamattina mi sono arrampicato sugli scaffali di casa – impresa, questa, ad altissimo rischio, una vera palestra d’ardimento come quella del Gruppo T.N.T – per rintracciarne una copia (scoprendo, con una certa sorpresa, di averne ben due)? Perché negli ultimi giorni mi è capitato di leggere delle notiziole di un certo interesse che spingerebbero a consigliarvi, se solo poteste farlo, la rilettura dell’apocalittico noir di Winter.

Da un lato, la dichiarazione di Gianni Alemanno che – presumo – nella sua veste istituzionale di sindaco di Roma ha ritenuto opportuno stigmatizzare una presunta e nefasta influenza dei media sugli adolescenti, puntando soprattutto il dito sulla fiction Romanzo Criminale; che, a suo dire, finirebbe per idealizzare la violenza e proporre ai giovani una serie di role models esclusivamente delinquenziali, mitizzando addirittura l’uso delle armi.

Dall’altro, la recente intervista rilasciata dal presidente del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Edouard Ballaman, nella quale costui ha estratto – in presenza del giornalista che gli poneva le domande – una Smith & Wesson .357 Magnum e l’ha piazzata sulla scrivania. «E’ per difesa personale,» ha poi chiosato l’ex questore della Camera davanti allo stupore del giornalista, dichiarando di possedere regolare porto d’armi (meno male) e di essere stato invitato ad armarsi nientemeno che dalla Digos, a causa di non meglio precisate minacce di morte da parte di certi fondamentalisti islamici e della sua amicizia con Pim Fortuyn e Theo van Gogh, il politico e il regista olandesi assassinati negli scorsi anni. «Però la tengo chiusa in un armadio dell’ufficio,» ha concluso, lasciando – a me, perlomeno – un certo dubbio sulle capacità deterrenti e di autodifesa di un’arma tenuta sottochiave.

La terza cosa che mi ha spinto a scrivere questo post è il notevole pezzo apparso qualche giorno fa su uno dei miei blog preferiti, talk is cheap, il cui titolare – che la sa lunga – ha parlato diffusamente di un libro di grande interesse come Kalashnikov, il fucile del popolo, scritto da Michael Hodges e pubblicato da Tropea.

Il sottoscritto, che non sfiora il grilletto di un’arma (e che arma!) dal lontano 1986, durante il servizio militare in quel di Salerno, quando pur di non fargli ripetere le sue grottesche performance al poligono di tiro l’avevano spedito a suonare le tastiere alle serate danzanti del circolo ufficiali, il sottoscritto – dicevo – si è paradossalmente ritrovato nell’ultimo decennio, malgré lui, a doversi fare una notevole cultura nel settore a forza di tradurre carrettate di noir e persino di western. E, fosse vero quel che dice Alemanno, a quest’ora dovrebbe girare per la strada, come scrive Elmore Leonard in Hot Kid, «con due automatiche calibro 45 infilate in due fondine legate alle gambe con corregge di cuoio.»

Comunque, dai meandri del sito Einaudi ho ripescato anche un’intervista che feci, all’uscita di Corri!, proprio a Douglas Winter, e che potete leggere qui. Il buon Douglas, che è uno dei massimi esperti mondiali di horror e che a suo tempo sembrava promettere – per l’appunto – fuoco e fiamme, da allora non ha più pubblicato niente e oggi fa in prevalenza il musicista. D’altra parte non scriveva certo per vivere, essendo all’epoca uno dei più grossi avvocati americani, specializzato in disastri aerei e relative cause milionarie.

Insomma,è sempre Lawyers, Guns and Money, come diceva l’unico e solo Warren Zevon.

GRAND MASTER

In books, James Lee Burke on maggio 2, 2009 at 15:58

Qualche giorno fa, nel corso dell’annuale cerimonia per il conferimento dei premi Edgar, James Lee Burke ha ricevuto – assieme all’illustre collega Sue Grafton –  l’ambitissimo Grand Master Award, il premio alla carriera assegnato dai Mystery Writers of America. Mai riconoscimento fu più meritato, e va anche detto che Burke è uno dei pochissimi autori – l’altro è T. Jefferson Parker – ad aver anche vinto due volte l’Edgar per il miglior romanzo dell’anno (il detentore del record, con ben tre vittorie, è l’ex fantino britannico Dick Francis, anche lui Grand Master  e oggi novantenne, e i cui romanzi pare siano stati scritti, in realtà, dapprima dalla moglie Mary e, alla scomparsa di quest’ultima, dal figlio Felix).

Certo, sapere che il piacevole ma non eccezionale Francis ha vinto tre volte l’Edgar, mentre Elmore Leonard solo una e James Crumley mai, così come Ellroy o Wambaugh, lascia qualche dubbio. Comunque…

Il video riporta un’intervista fatta a Burke poco prima della consegna del premio e nella quale lo scrittore parla diffusamente del ruolo (sociale e culturale) della crime fiction nel panorama della letteratura americana.

Colgo l’occasione per ricordare, a chi interessa, che toccherà al sottoscritto tradurre l’ultimo romanzo di Burke con Dave Robicheaux, Swan Peak.

Per me è un vero onore.